Rifiuti interrati, sequestrati 10 milioni di euro a due sangiuseppesi e un ottavianese


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Hanno sversato resti di auto e barche, pneumatici, pezzi di lastre di amianto, mattoni, guaine, ferro, imballaggi, contenitori in metallo e plastica, sfalci di potatura ed altri rifiuti in un’area di 65 ettari adibita a coltivazioni di ortaggi e colture varie a ridosso dal mare, a Montalto di Castro. Per questo la Gdf di Tarquinia e della Sezione Aerea di Pratica di Mare hanno sequestrato terreni e fabbricati per un valore complessivo di 10 milioni di euro. I terreni, di proprietà di soggetti residenti due a San Giuseppe Vesuviano ed uno a Ottaviano, erano poi confluiti nel Catasto edilizio urbano di Montalto di Castro, in virtù del piano regolatore vigente, che li aveva inseriti in zona adibita alla realizzazione di strutture turistico, ricettive alberghiere.



Anche grazie all’intervento degli elicotteri è stato rilevato che all’interno del sito era stata realizzata una discarica abusiva di rifiuti, quasi tutti di natura speciale, pericolosi. Inoltre è stata rilevata la presenza di una vasca scavata all’interno del sito con fondo ricoperto da vegetazione con colorazione tendente al giallo, facendo ritenere che il terreno recasse sostanze diverse da quelle presenti nella zona circostante. All’interno della stessa vasca sono stati notati fusti di colore celeste astrattamente riconducibili ai barili utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi. Rilevata anche la presenza di notevoli accumuli di rifiuti racchiusi all’interno di bustoni e coperti da teli. Individuate, inoltre, tracce di una possibile attività di interramento di altri rifiuti, al momento non individuati, circostanza che sarà oggetto di successive ed approfondite indagini, anche alla luce del fatto che in superficie si procede alla normale coltivazione di ortaggi con conseguente potenziale minaccia alla salute delle persone. Il giudice ha quindi disposto il sequestro preventivo dell’area per evitare che la libera disponibilità della stessa possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato di attività di raccolta illecita di rifiuti speciali. All’esito delle indagini sono stati denunciati 3 soggetti per il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata ai sensi dell’art. 256 D.Lvo 152/2006.

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