Ponte Persica, nei guai i commercianti che non hanno denunciato le estorsioni del clan


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“Perchè devo dire che sono stato picchiato e che ho pagato se non è vero?”. Le vittime negavano anche davanti all’evidenza di essere taglieggiati dai tre uomini del rione Cmi di Castellammare, accusati di essere tre estorsori del clan Cesarano a Ponte Persica, tra Pompei e la stessa area stabiese. E hanno negato anche durante un interrogatorio, che serviva agli investigatori per confermare il quadro accusatorio purtroppo già tristemente ricostruito da settimane. Gli esercenti ora rischiano la denuncia per favoreggiamento. A raccontarlo è il quotidiano Roma oggi in edicola.



Pochi giorni fa, sono finiti in manette tre pregiudicati stabiesi. A capo della cellula del Cmi ci sarebbe Antonio Maragas (nella foto), 51 anni, “don Antonio” per le vittime; mentre il figlio 29enne Giuseppe e il braccio destro Giovanni Battista Lambiase Grimaldi, pluripregiudicato di 53 anni, chiedevano il pizzo a nome del clan Cesarano. Sono tutti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, a chiusura di indagini coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli, e condotte dai poliziotti del commissariato di Castellammare, agli ordini del primo dirigente Vincenzo Gioia. In due erano stati arrestati poche ore prima anche dai carabinieri della compagnia stabiese, che li avevano bloccati in flagranza di reato mentre estorcevano 500 euro ad un imprenditore edile.

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