I TESORI VESUVIANI: Terzigno, la “perla” incastonata sul lapillo del Somma Vesuvio


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L’attuale Terzigno era conosciuta come il giardino di Ottajano, incastonato sul lapillo e sulla roccia del Somma Vesuvio accumulatosi nel corso dei secoli per le continue eruzioni del vulcano. La separazione da Ottaviano è avvenuta nel 1917. Fino agli anni ’50 era un vero gioiello con le sue tipiche case rurali, costruite in pietra lavica con il tetto a cupola, sparse qua e là tra vigneti e uliveti all’ombra del Gran Cono. I borghi erano due: quello degli Avini e quello dei Bifulchi.  Sparsi nei cortili si ritrovano forni per il pane e pozzi in comune che rievocano la vita dei tempi trascorsi, il lavoro duro dei campi, la collaborazione tra le famiglie mentre si sollevavano le voci dei bambini, impegnati nei loro giochi semplici ma di gruppo.



La presenza di diverse cave ci ricorda il grande lavoro svolto dagli scalpellini di questo paese. In esse trovavano impiego migliaia di persone, veri artisti della lavorazione della pietra lavica e le cui opere si possono osservare all’ingresso di palazzi e lungo antiche strade. Con la scoperta negli anni Ottanta delle tre ville romane in Cava Ranieri, a pochi metri di distanza l’una dall’altra, si è capito che già in quell’epoca il territorio era densamente abitato e, quasi certamente, vi passava la via (ancora da scoprire) che collegava l’antica città di Pompei con quella di Nola. Le ville, sia rustiche che residenziali, risalgono al II -I sec. a. c. e I sec. d.c. La pineta terzignese e i vigneti circostanti sono veri punti di attrazione turistica. Da visitare è anche il Museo Emblema, in cui si organizzano spesso manifestazioni culturali. Tra le cittadine limitrofe Terzigno è tra le più ricche economicamente: i settori trainanti sono le attività manifatturiere e il cemento. Terzigno è molto frequentata da cittadini extracomunitari. Molto apprezzati sono i prodotti agricoli come i pomodorini del piennolo e i vini caprettone e piedirosso, ricavati da uve provenienti dalla zona alta come il Cafurchio e Boccia al Mauro.

Negli ultimi anni si è parlato molto delle discariche al punto da divenire sedi prescelte per le tante proteste. A breve nel Museo Archeologico (Ex mattatoio) si dovrebbe inaugurare una mostra sugli affreschi ritrovati a Cava Ranieri e questo evento è da considerarsi il primo passo per un rilancio culturale non solo di Terzigno, ma di tutto il comprensorio. Tuttavia, la realizzazione del Parco Archeogeonaturalistico di Cava Ranieri (attualmente di proprietà privata) costituirebbe la vera svolta! Leggendo la storia di questi luoghi e i dati archeologici si capisce che nell’arco di venti secoli fino a cinquant’anni fa era cambiato poco o nulla circa l’alimentazione e le strutture abitative. Da sottolineare che in quelle piccole case rurali a cupola, composte da una o due stanze al massimo, con il bagno all’esterno, vivevano oltre ai genitori e a volte anche i nonni, dai sei ai dodici figli. Oggi, invece, ci sono ville a tre piani, ciascuno di 1000 metri quadri circa, dove abitano famiglie di quattro o cinque persone e capita persino che i membri della stessa famiglia non si incontrino nell’arco di una settimana. Insomma, oggi la qualità della vita è migliorata, ma a perdere sono le relazioni sociali e il patrimonio in primis.

*biologo naturalista 

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