Accusato dal boss Vesuviano pentito, chef scarcerato: finisce l’incubo


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Nessun precedente penale, neppure un’ombra sulla sua vita. Neanche un’amicizia sbagliata. Francesco Di Rosa, di professione chef, ha condotto un’esistenza impeccabile. Al pari della sua famiglia. Eppure 10 giorni fa s’è ritrovato in prigione, schiacciato da una pesante accusa di omicidio e per di più dal sospetto di avere agito in nome e per conto di un clan della camorra. L’hanno accusato due pentiti, due ex malavitosi del clan Falanga di Torre del Greco cui già da tempo è stato dato il patentino dell’affidabilità. Ma oggi si scopre che quelle accuse potrebbero non essere vere. Nella giornata di ieri i giudici della dodicesima sezione penale del Tribunale del Riesame di Napoli hanno annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal gip Aufieri, restituendo così la libertà a Di Rosa (difeso dall’avvocato Raffaele Chiummariello) e sollevando il sospetto sulla bontà delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia.



I pentiti si chiamano Pietro Formicola, ex boss del clan Falanga, e Massimo Conciliano: entrambi hanno accusato Di Rosa di avere partecipato alla fase esecutiva dell’omicidio di Gennaro Russo avvenuto nel 1997 ed entrambi hanno riferito che fu lui a guidare lo scooter in sella al quale viaggiava Conciliano che materialmente aprì il fuoco (Formicola fu invece il mandante). Ma in sede di discussione dinanzi al Tribunale del Riesame, l’avvocato Chiummariello ha disegnato uno scenario che solleva più di un dubbio su quanto i due pentiti hanno dichiarato al pm antimafia Ferrigno: il penalista ha anzitutto evidenziato che nella sua vita Di Rosa non ha mai subito un solo controllo con personaggi del mondo della criminalità organizzata e che nessuno dei numerosi pentiti che pure provengono dal clan Falanga ha mai parlato dell’uomo come organico o vicino alla cosca. In seconda battuta l’avvocato ha fatto presente che Formicola nutre un forte rancore nei confronti di Francesco Di Rosa, un rancore legato a vicende private e che qualche anno fa ha costretto Di Rosa ad andare via dalla sua Torre del Greco (oggi fa lo chef a Roma). Come evidenziato dallo stesso Di Rosa in sede di interrogatorio di garanzia, Formicola lo sospettava di essere l’amante della moglie, ragion per cui l’aveva fatto minacciare in più occasioni e una volta lo fece condurre al suo cospetto affinché Di Rosa ammettesse quella relazione. Una relazione che Di Rosa, dinanzi al gip, ha sostenuto non esserci mai stata. Da quel momento in poi Di Rosa preferì fare le valigie e andare via, senza denunciare gli episodi alle forze dell’ordine. Credeva che la storia si fosse conclusa. Poi dieci giorni fa la doccia fredda con l’arresto per omicidio aggravato dalla matrice camorristica. Un arresto annullato.

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