Pollena-Sant’Anastasia: volevano uccidere il braccio del boss Panico, vendetta sventata


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Il 23 gennaio scorso un agguato nell’ambito della lotta tra clan rivali è stato sventato a Foggia da militari della Guardia di finanza. Doveva essere una vendetta in risposta a un omicidio di otto giorni prima. E’ uno degli episodi ricostruiti dall’inchiesta di carabinieri, polizia di Stato e Fiamme Gialle che ha portato stamane a 15 arresti complessivi nel corso dell’operazione ‘Chorus’. Gli inquirenti hanno acquisito prove della partecipazione all’ideazione e all’azione, poi bloccata, di quattro presunti affiliati al clan ‘Moretti-Pellegrino’ che sono stati arrestati con le accuse di tentato omicidio, detenzione e porto di armi, ricettazione. Si tratta di Gianfranco Bruno, detto ‘il primitivo’, 40 anni, considerato ai vertici’ del clan, Antonio Bruno, 21 anni, figlio di un altro elemento di vertice del clan della società foggiana, Rodolfo Bruno, assassinato con modalità mafiose il 15 novembre scorso, appunto otto giorni prima, Antonio Carmine Piscitelli, 36 anni, Giuseppe Ricco, 55 anni, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in quanto inserito nella organizzazione criminale che faceva capo al clan camorristico della famiglia Panico. Ricco sarebbe stato il ‘braccio destro’ del capoclan Francesco Panico che opera nell’hinterland vesuviano della provincia partenopea. Secondo quanto accertato dai militari del nucleo mobile della compagnia della Guardia di Finanza di Foggia, l’agguato era stato programmato per l’alba del 23 gennaio. In azione doveva entrare un commando armato. Avendo avuto notizia di questo imminente fatto di sangue i finanzieri, unitamente alla Polizia di Stato, mise in atto un dispositivo capillare per individuare e intercettare il commando e scongiurare l’omicidio pianificato. Infine riuscirono a bloccare le due auto a bordo delle quali c’erano i tre presunti componenti del commando tra i quali il killer che avrebbe dovuto eseguire materialmente l’omicidio. A bordo di una delle vetture venne trovata una rivoltella ‘Smith&Wesson’, con matricola abrasa, carica di sei cartucce calibro 44 magnum, pronta all’uso. Dalle indagini è stato individuato successivamente il mandante presunto dell’omicidio e cioè proprio quel Gianfranco Bruno, detto il primitivo, che intendeva vendicare l’omicidio del cognato Rodolfo Bruno, colpendo a morte un esponente di spicco del clan rivale e contrapposto dei Sinesi Francavilla.



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