“Pizzo” a Somma Vesuviana: autorivenditore picchiato anche in sala scommesse da zio e nipote


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Si erano presentati a un commerciante come “quelli che stanno a Somma”, dicendogli “devi pagare”. I carabinieri della Stazione di Somma Vesuviana hanno dato esecuzione a una misura di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli nei confronti di due indagati, Luigi e Enrico Mirra, per estorsione e rapina, reati aggravati dal metodo mafioso. L’indagine è nata dalla denuncia della vittima, un piccolo imprenditore di Somma Vesuviana bersaglio di intimidazioni e violenze, culminate con una aggressione fisica, da parte dei due che si erano presentati come affiliati a un gruppo camorristico che voleva riscuotere il “pizzo” sulle sue attività. Alle indagini hanno contribuito anche in immagini acquisite da sistemi di videosorveglianza installati nel luogo dove si era svolta parte dell’aggressione. Nel territorio di Somma Vesuviana le dinamiche criminali hanno visto conflitti fra gruppi contrapposti e hanno tra l’altro riguardato uno degli odierni indagati, Enrico Mirra, di recente destinatario di una misura cautelare per tentato omicidio nei confronti di Antonio Amato.



Nella misura cautelare emessa dal gip di Napoli Egle Pilla la ricostruzione delle minacce continue alla vittima da parte di Luigi ed Enrico Mirra, zio e nipote, e del suo coraggio nel denunciare. I due Mirra si erano presentati a fine settembre e poi ancora a inizio di ottobre dell’anno scorso nell’abitazione dell’imprenditore del settore auto da cui pretendevano il pagamento di tangenti, ed Enrico, il più giovane dei due, gli aveva detto: “Come sai a Somma siamo noi. Se vuoi continuare a lavorare tranquillo. Devi cacciare 170 euro a settimana. Gli altri cacciano 200, ma siccome noi ti conosciamo, noi ti facciamo lo sconto”. Ma quando l’uomo aveva detto che non avrebbe pagato, era stato Luigi, Il più anziano, a parlare: “Vediamo poi se me li dai o no … sempre me li devi dare, se vuoi stare tranquillo”. L’estorsore per essere più chiaro gli aveva anche sferrato uno schiaffo in pieno volto. Nei giorni successivi le intimidazioni erano continuate, e sempre Luigi Mirra gli aveva detto “prima o poi devi abbuscare”. Vessazioni che sono riprese a ottobre, quando di nuovo l’imprenditore è stato preso a schiaffi in un’agenzia di scommesse sempre da Luigi Mirra che gli ha anche preso il portafoglio, e poi da Enrico, che gli ha anche prospettato la possibilità di dargli la macchina anzichè il denaro. Il giorno dopo l’imprenditore ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri e ha raccontato l’episodio accaduto nella sala scommessa; la vittima ha anche precisato che conosceva i due che lo taglieggiavano come persone nell’orbita della criminalità organizzata, interne al gruppo capeggiato da Roberto De Bernardo e Daniele Baselice. Ai carabinieri, oltre la denuncia dettagliata, sono stata utili le immagini del sistema di videosorveglianza del centro scommesse in cui era accaduto l’episodio dell’aggressione, filmati dei quali non solo emergeva l’accaduto ma erano chiaramente riconoscibili i due. Enrico Mirra, del resto, è indagato per tentato omicidio ai danni di Antonio Amato proprio insieme a Baselice e De Bernardo, e sul suo ruolo e su quello dello zio ci sono dichiarazioni di collaboratori di giustizia concordanti.

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