L’Antimafia: «San Gennaro Vesuviano e Fabbrocino, ecco perché c’è stato lo scioglimento»


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Rilasciata la relazione della Dia relativa alla presenza dei clan per quanto riguarda il primo semestre del 2018, L’Antimafia dedica un capitolo a parte al clan Fabbrocino ed allo scioglimento del Comune di San Gennaro Vesuviano: «L’attività svolta dai Gruppi Ispettivi Antimafia, finalizzata a verificare infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore degli appalti, anche attraverso imprese collegate, conferma il patologico interesse dei clan nella gestione dei rifiuti, nell’accoglienza e assistenza ai cittadini stranieri, nella custodia e mantenimento dei cani randagi in canili attrezzati, nella fornitura del calcestruzzo, nel nolo a caldo, nella realizzazione di lavori edili in generale, nella realizzazione e successiva gestione di impianti sportivi, interessando a volte gruppi di società. Le descritte connivenze tra clan e rappresentanti degli Enti locali hanno condotto all’adozione di provvedimenti di scioglimento per infiltrazione mafiosa dei Consigli comunali di San Gennaro Vesuviano, Calvizzano e Caivano, tutti in provincia di Napoli, disposti con decreti del Presidente della Repubblica, datati il primo 12 febbraio 2018, gli ultimi due rispettivamente 20 e 27 aprile, con contestuale affidamento della gestione dell’ente ad una Commissione straordinaria, per la durata di 18 mesi. Sul territorio di San Gennaro Vesuviano, dove è egemone il clan Fabbrocino, si legge nel decreto, si sono avvicendate, tra il 2009 ed il 2014, amministrazioni comunali che, in continuità con le precedenti consiliature già destinatarie di analoghi provvedimenti, hanno mantenuto collegamenti con quel sodalizio. Oltre alla contiguità di alcuni componenti l’organo consiliare e di dipendenti con gli ambiti criminali, sono state riscontrate numerose irregolarità nella gestione dell’Ente, come la carenza delle prescritte verifiche antimafia nelle procedure di assegnazione dei lavori e dei servizi pubblici, la consuetudine dell’amministrazione di ricorrere all’affidamento diretto, in alcuni casi in favore di ditte contigue alla locale criminalità organizzata».



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