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Poggiomarino, lettera degli attivisti per l’acqua pubblica: «La Gori ci fa pagare il doppio» IL TESTO

“Art.1-Mdp Poggiomarino” e il Meetup Movimento Poggiomarino hanno protocollato una lettera per l’acqua pubblica che riportiamo integralmente sotto. Poche le richieste, a partire proprio dalla volontà di rendere l’acqua “bene comune” come avviene a Napoli con un risparmio che secondo gli attivisti è del 50%.

ECCO IL TESTO: Cari Concittadini, l’acqua è trasparente, non si può dire lo stesso del voto espresso da alcuni sindaci il 23 corrente mese, i cittadini devono sapere dell’alleanza tra PD e FI contro la ripubblicizzazione della gestione delle acque. L’amministrazione Poggiomarinese decanta la sua trasparenza, una trasparenza farraginosa se si continua a subire angherie e vessazioni da parte di enti pseudo pubblici come la Gori spa. A nulla è valso lo sforzo fatto dalla Sinistra Consiliare con l’allora consigliere Guastafierro che nella passata amministrazione fece approdare in consiglio comunale (23/04/2013) il documento “acqua bene comune” votato ed approvato e che prevedeva l’inserimento dell’”acqua come bene comune” all’interno del proprio statuto comunale. Quanto vale il voto espresso dai Consiglieri Comunali e quello del Popolo nel referendum!? Perché il nostro Sindaco o delegato non è tra i 9 amministratori presenti nell’assemblea che si sono schierati dal primo momento a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico e la messa in liquidazione di Gori? Cosa ha fatto l’amministrazione Annunziata sulla questione della gestione delle Acque Pubbliche? Oltre ad astenersi (voto a nostro parere politicamente inammissibile oltre a celare un Si recondito) sull’aumento delle tassazioni del 7%! Ha forse richiesto con forza l’attuazione dell’acquedotto duale che la Gori si impegnava a fare sul nostro territorio al fine di garantire un flusso dell’acqua in maniera più ottimale per i tanti cittadini consumatori? Ha forse informato i cittadini come prevedeva il documento votato in consiglio comunale? Calcolando un consumo medio di 192 metri cubi d’acqua in un anno per una famiglia di 3 persone nei 76 Comuni soggetti alla disastrosa gestione Gori, la bolletta è di ben 309,19 €, contro i 160,50 € che pagherebbe un cittadino napoletano ad Abc. Un salasso ingiustificato che si traduce in un servizio completamente inefficiente, costellato da continui disservizi e da una rete colabrodo con perdite idriche elevatissime, investimenti inesistenti, decine di migliaia di abitazioni ancora sprovviste di allaccio alle fognature, acqua di qualità mediocre che risulta imbevibile, pressione insufficiente che costringe i cittadini ad attrezzarsi con serbatoi e autoclavi con conseguenti ulteriori gravose spese di manutenzione ed energie elettrica. Perché non si prende come modello il Comune di Napoli che ottemperando alla volontà referendaria attraverso la gestione pubblica del servizio idrico ha ottenuto ottimi risultati sia sul piano gestionale che su quello delle tariffe dei cittadini garantendo un diritto di rilevanza costituzionale? Abbiamo chiesto a vari esponenti di maggioranza di essere aggiornati sulle votazioni del consiglio direttivo dell’ATO Sarnese Vesuviano tenutesi il 23 gennaio per la gestione delle acque e se conoscevano l’espressione di voto che il  “nostro” sindaco Leo Annunziata si apponeva a fare in forza dei ventidue mila cittadini/consumatori che rappresenta, ma purtroppo su una questione cosi delicata (per le tasche di noi cittadini) nessun consigliere o assessore ne era a conoscenza o (almeno speriamo) fingevano di non sapere. Una questione quella della gestione delle acque dove il popolo italiano già si espresso fortemente con un referendum. L’elezione del 23 gennaio 2018 elegge 4 amministratori su 10 della lista  “la rete dei sindaci per l’acqua pubblica” portando a quota 13 su 17 i componenti del consiglio a favore della ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico.

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