Scavi di Pompei, scoperto il cavallo bardato del comandante: morì con il padrone


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Bellissimo, con la moderna sella di legno e bronzo appena montata dagli inservienti, il muso ornato dai luccicanti finimenti, il cavallo del comandante militare era ancora legato nella stalla quando dalla bocca del Vesuvio è arrivato il vento di fuoco che ha tolto ogni speranza di sopravvivenza a chiunque non fosse riuscito a fuggire. E così lo splendido sauro ha avuto in sorte una morte atroce, per soffocamento o per choc termico, condivisa con ogni probabilità con il suo augusto padrone e le persone che in quel momento lo stavano aiutando a partire, chissà, forse per tentare un estremo soccorso ai civili in pericolo.



Lo scheletro dell’animale, la testa ripiegata, le membra ancora contratte nello spasimo, è l’ultima eclatante scoperta dei nuovi scavi in corso a Pompei anticipata in esclusiva dal direttore Massimo Osanna. Un reperto «di grande importanza perché particolarmente raro», sottolinea il direttore indicando i preziosi frammenti della sella e dei finimenti in queste ore allo studio degli esperti nei laboratori del parco. Ma che prelude anche ad una nuova stagione di ritrovamenti clamorosi, al di là del Grande Progetto Pompei, tanto che il Parco ha appena stanziato per il 2019 due milioni di euro dai suoi fondi ordinari da destinare per metà agli scavi e per l’altra metà agli espropri dei terreni sui quali intervenire. Perché la Tenuta del Sauro Bardato, ovvero la grande villa suburbana adiacente a via di Civita Giuliana alla quale apparteneva la stalla appena scavata, «era una residenza di altissimo pregio, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati».

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