Poggiomarino, verso la demolizione della casa di Peppino. Il parroco: «Indifferenza della politica locale»


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Tanta carità e tanta vicinanza a Giuseppe, suo stretto collaboratore. Ma anche una tirata d’orecchie alla politica locale non indicata come colpevole di quanto avvenuto, però tirata in causa per non aver fatto tutto il possibile – a suo avviso – per alleviare le sofferenze del povero Peppino “custode” di fatto della parrocchia di Sant’Antonio da Padova a cui martedì demoliranno la casa di Poggiomarino come raccontato nell’articolo a questo link. Don Aldo D’Andria ha scritto una lettera alla cittadinanza ed ai fedeli che riportiamo in basso.



ECCO LA LETTERA DEL PARROCO: Carissimi, il nostro amico Giuseppe Mariniello che tutti conosciamo per la sua grande disponibilità al servizio della Parrocchia Sant’Antonio di Padova, come volontario custode della Casa del Signore, malgrado le sue difficoltà deambulatorie, sta vivendo insieme ai suoi cari un evento di destabilizzante dolore: l’abbattimento della sua abitazione da parte delle autorità amministrative.

Pur consapevoli del rispetto delle leggi vigenti in materia di edilizia urbana, non vogliamo lasciare il nostro amico Giuseppe nella deprimente solitudine di chi assiste all’abbattimento della propria dimora dove ha vissuto intimità, sicurezza, calore umano, impegnando le risorse economiche accumulate nella rinuncia quotidiana di piccoli piaceri e gratificazioni.

Sappiamo tutti che questi eventi sono perfino causa di depressioni e disorientamento per persone fisicamente autonome; quanto più potrebbero esserlo per chi ha difficoltà motorie e disagi abitativi!

Ci rendiamo conto che la Legge va applicata in egual modo per tutti, ma anche discussa per migliorarla e adeguarla a casistiche di chi si trova ad avere a che fare con evidenti disagi personali.  Qui c’entra la saggezza umana e un po’ più di senso di umanità, anche nelle Istituzioni, cosiddette, civili! Forse era questo il caso di considerare le difficoltà di Giuseppe da parte dell’Istituzione e studiare soluzioni che potessero alleviare il suo già di per sé grave disagio. Comunque, fa riflettere ancora una volta l’indifferenza dell’Amministrazione locale di fronte al disagio sociale.

La comunità parrocchiale, Caro Giuseppe, è vicina a te per sostenerti, eventualmente ce ne fosse bisogno, per una qualità di vita che ti consente di continuare a collaborare con la nostra Comunità ecclesiale.

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