La scelta di andare a vivere nelle palazzine popolari di Brusciano, per Vincenzo Manauro (che da ex edicolante, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe riciclato in presunto trafficante internazionale di stupefacenti) è stata certamente strategica. Essa sarebbe stata dettata, oltre che per stare lontano dai riflettori della grande metropoli (ossia per operare nell’anonimato in un territorio dove per nulla era conosciuto dalle forze dell’ordine), anche dalla necessità di sottrarsi al controllo delle vecchie organizzazioni criminali storiche operanti su Napoli, che gestivano il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Secondo le accuse “Enzuccio ’o giornalist” – un nomignolo legato al suo passato da edicolante – aveva compreso a pieno, non essendo lui un camorrista, che la camorra partenopea avrebbe preteso di partecipare ai profitti di ogni attività illecita svolta sul proprio territorio, spesso secondo criteri tutt’altro che giusti. Per portare avanti la propria organizzazione – sempre in base all’ipotesi accusatoria – si sarebbe avvalso di gente fidata, demandando ruoli di spessore al cognato Marco De Vita e a Massimo Sbarra, e prima ancora a Francesco Tudisco, detto “Satanella”, detenuto dal 2014. A rivolerlo a Napoli sarebbe stato il pentito Maurizio Ferraiuolo, che venuto a conoscenza dei suoi successi di trafficante di cocaina, avrebbe preteso che “Enzuccio ’o giornalist” – sempre secondo le accuse formulate dalla Dda di Napoli – tornasse a Napoli per mettersi al servizio della camorra di Forcella. Non ottenendo il risultato sperato, Ferraiuolo sarebbe giunto al punto di minacciare ritorsioni nei confronti del presunto nascente astro criminale, nonostante il rapporto di parentela esistente.