La battaglia di Spartaco sul Somma-Vesuvio: tracce dai lavori della Statale 268 a Ottaviano


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Alle pendici del Somma-Vesuvio, tra l’attuale Pollena Trocchia, Ottaviano, Terzigno, ovvero nella Carcava conosciuta anche come Rifugio di Spartaco, bocca secondaria del Somma-Vesuvio, ebbe luogo, nel I secolo a. c. una battaglia in nome della Libertà. Nel 73 a.c. uno stuolo di ribelli, in fuga dall’Anfiteatro capuano, guidati dal gladiatore Spartaco, schiavo romano di origine trace, aggirò l’accerchiamento dell’esercito romano, calandosi in quella frattura terrestre mediante corde ottenute con intrecci di tralci di vite. Il risultato finale registrò la vittoria dei ribelli e la perdita per i Romani, guidati da Gaio Claudio Glabro, di circa 3000 uomini, poco esperti di strategie e tattiche militari, probabilmente arruolati per un’insurrezione del tutto sottovalutata e che dilagò in breve tempo.



Infatti l’eco del successo militare, ottenuto grazie all’esperienza di Spartaco e alla sua sagacia tattica, fece accorrere tra le sue file un enorme numero di schiavi fuggitivi, pastori e contadini dei dintorni del Vesuvio, sicché la cinta d’assedio posta intorno al vulcano fu spezzata e più legioni romane finirono per essere successivamente e nettamente sconfitte in Campania. Oltre alle armi sottratte ai Romani, i ribelli provvedevano al proprio armamento fondendo il ferro delle catene spezzate degli schiavi e forgiando spade e dardi. Solo nel 72 a. c. sembrò che il Senato cominciasse a prendere sul serio la rivolta spartachista, sull’ondata d’indignazione popolare che aveva sollevato la scia di sangue, saccheggi e stupri.

Una traccia di devastazione è emersa, negli anni Novanta, durante i lavori dell’ANAS per il raddoppio della Statale 268. Scavi hanno messo in luce, ad Ottaviano, località Raggi al km 16 -200 e 16 -300, alcune strutture murarie pertinenti ad un insediamento tardo repubblicano, raso al suolo ed obliterato dall’eruzione del 79 d. c. come citato nella Rivista degli studi pompeiani, volume VI, in riferimento ai lavori in situ, condotti dalla Dott. Caterina Cicirelli , Funzionario della Sovrintendenza Archeologica di Pompei. L’evidenza stratigrafica, unita alla presenza di strutture murarie di cui non si conservano che scarsi frammenti di fondamenta di difficile interpretazione, costituisce un indizio dell’abbandono dell’insediamento, già prima del 79 d. c. collegabile, presumibilmente, con la guerra sociale e la rivolta di Spartaco. Ulteriori scavi potrebbero ampliare le conoscenze sul territorio campano e avvalorare l’ipotesi che questo insediamento costituisse una delle prime masserie ad essere saccheggiata e incendiata.

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