Travolse e uccise 24enne in auto tra Pompei e Castellammare: medico condannato a 9 anni di carcere


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La Corte Suprema ha condannato in via definitiva un medico, Emanuele Spera, a nove anni e quattro mesi di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e interdizione dagli uffici legali per la durata della pena, per aver cagionato con la sua condotta un grave incidente stradale. A darne notizia è il quotidiano “Roma” che racconta: «Sette anni fa, alle ore 5,15 del 20 marzo del 2011, alla guida dell’autovettura Toyota RAV4, sprovvisto di patente perché sospesa dalla Prefettura di Frosinone il 30 gennaio 2011 per guida in eccesso di velocità, all’uscita della statale tra Pompei Castellammare di Stabia – provenendo da Napoli – all’altezza del Km. 1,300, l’auto di Spera piombava sulla corsia opposta, investendo in pieno una Fiat 500 proveniente da Sorrento con all’interno tre giovani che rincasavano dopo aver trascorso il sabato fuori casa. L’avvocato, Andrea Chiappetta, figlio del giudice Stefano Chiappetta, prossimo a divenire magistrato anch’egli, viaggiava sul sedile anteriore dell’auto che subì lo schianto e morì sul colpo subendo quasi una decapitazione. Chiappetta aveva 24 anni.



Un altro passeggero, in procinto di laurearsi, che si trovava sul sedile posteriore, fu estratto dalle lamiere accartocciate con la fiamma ossidrica. Il ragazzo alla guida, miracolosamente incolume, si aggirava tra le macerie fumanti in confusione, piangendo e sanguinante per le lesioni gravissime riportate e per la perdita dei compagni. Nel corso dell’udienza per la convalida dell’arresto, Emanuele Spera dichiarò di avere avuto un colpo di sonno e che, pur non potendo guidare, si era fatto prestare l’auto dalla fidanzata con la quale aveva trascorso la serata a Napoli. Le sue dichiarazioni gli fecero riacquistare la libertà, ma non gli hanno evitato la dura condanna suggellata definitivamente e che dovrà scontare in carcere, non essendo stata concessa alcuna attenuante o sconto di pena. Il Tribunale prima, e la Corte d’Appello poi, al termine di procedimenti molto dibattuti, sono stati inflessibili. Gli accertamenti disposti nell’immediatezza del fatto, hanno provato che vi era stato un ulteriore elemento concorrente ed aggravante: l’auto di Spera correva a 123 chilometri all’ora in un tratto stradale in cui vige il limite di velocità di 60 orari. Un eccesso di velocità che si presume che Spera sapeva quanto fosse pericoloso essendo nativo di quei luoghi. Le prove etiliche certificarono che il medico guidava in stato di ebbrezza, con un tasso alcolemico di 1,1 g/lt.

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