Pompei, racket del clan Cesarano: il boss “o’ profeta” condannato a 9 anni


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Imprenditore costretto a pagare ogni mese il pizzo al clan Cesarano, ma la rata era passata da 500 euro a 4mila. Arriva la condanna a 9 anni di carcere anche per Luigi Di Martino, alias ’o profeta, uno dei capi del clan Cesarano di Ponte Persica, periferia tra Pompei e Castellammare di Stabia. A dare la notizia è il quotidiano Roma in edicola questa mattina. L’arresto risale al 2016 e secondo quanto stabilito il racket era imposto anche a bingo e sale scommesse della zona.



Il bar Kimera di Pompei chiuso dalla Finanza. Qui venivano pagate le rate del “pizzo”

Il Roma spiega: «La rata veniva pagata in contanti, in una busta chiusa, consegnata spesso da un dipendente della vittima, direttamente al Kimera Cafè di Pompei, posto sotto sequestro qualche giorno fa. Il gestore, Aniello Falanga, è finito in carcere ed è stato condannato in abbreviato insieme agli altri per questi fatti. Resta a processo solo Di Martino, che sta affrontando il rito ordinario. Proprio quel bar è stato sequestrato due settimane fa. Per l’Antimafia il vero proprietario non era Falanga, bensì Giovanni Cesarano, detto Nicola, braccio destro di Di Martino».

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