Falsi incidenti, alle officine di Boscoreale e Scafati 500 euro per “ammaccare” le auto


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Cinquecento euro per “ammaccare” un’auto e incassare i soldi dell’assicurazione. Emergono nuovi sviluppi nell’inchiesta bis sui falsi incidenti organizzati tra Scafati, Torre Annunziata e l’hinterland vesuviano. Tra i carrozzieri di fiducia del presunto sistema coordinato dall’ex giudice onorario, l’avvocato scafatese Antonio Iannello, c’era il 45enne Catello Aprea. L’uomo, con la propria attività nella città dell’Agro nocerino, sarebbe stato, secondo gli inquirenti, uno degli uomini di punta nella fase operativa di costruzione della truffa. Aprea, insieme al vesuviano Pasquale Cuomo, prendeva in cura le vetture che poi finivano all’attenzione dei periti delle varie compagnie assicurative. Ogni “pratica” veniva a costare 500 euro, da pagare alla consegna del lavoro.



Gli investigatori hanno ricostruito che dall’officina di Scafati uscivano ben cinque utilitarie fittiziamente danneggiate ogni settimana per un giro d’affari di circa 3mila euro. L’ordinanza bis ha fatto scattare i domiciliari, oltre che per Aprea, anche per Salvatore Verde di Torre Annunziata, Diego Pagano di Boscoreale, Claudio Pagano di Boscoreale, Massimo Izzo di Boscotrecase, Luigi Boccia di San Giuseppe Vesuviano, Raffaele Celentano di Boscoreale, Nunzio Sosto Archimio di San Giuseppe Vesuviano, Pasquale Cuomo di Boscoreale e Gennaro Avvisato di Terzigno. Obbligo di firma, invece, per Raffaele Falanga di Boscotrecase. Ieri, intanto, il Riesame di Roma si è riservato su alcuni provvedimenti di scarcerazione nei confronti di alcuni indagati nella prima parte dell’inchiesta coordinata dalla magistratura capitolina. Tra questi non c’era la posizione di Iannello, il cui difensore, l’avvocato Francesco Matrone, discuterà nei prossimi giorni in maniera separata dagli altri coinvolti.

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