Aveva 55 anni Giacomo Zeno, il detenuto stroncato da un infarto martedì 16 ottobre all’interno del carcere di vocabolo Sabbione, a Terni. Per l’uomo, originario di Ercolano, il pm aveva chiesto di recente l’ergastolo, ritenendolo l’esecutore di quattro omicidi. Secondo la Dda Giacomo Zeno era un pericoloso boss della camorra e artefice di un patto mafioso con i clan dei Giunta e dei Lo Russo.

Tra le altre accuse che a questo punto non avranno mai conferma, Giacomo Zeno sarebbe stato anche l’artefice del patto con i Cesarano e Birra-Iacomino per favorire un imprenditore edile considerato vicino al clan ercolanese per linserirsi nei lavori negli scavi di Pompei. A raccontare ai magistrati questo particolare è stato il pentito Francesco Raimo, collaboratore dell’azienda “amica” che avrebbe ottenuto l’appalto tra il 2005 e il 2006 a Pompei grazie «all’intervento di Giacomo Zeno e con il benestare del clan Cesarano».