Narcos vesuviano dei Tamarisco: le conversazioni da una cabina a Pompei


2591

Un carico di cocaina pagato 178mila euro preoccupava i Tamarisco e un loro emissario era già andato due volte in Ecuador a controllare che fine avesse fatto. È quanto emerge dalla testimonianza di uno dei Finanzieri del Gico di Napoli che ha indagato per mesi sul traffico internazionale di stupefacenti che faceva arrivare grosse quantità di polvere bianca dal Sud America fino al Vesuviano. A riportarlo è il quotidiano Roma in edicola questa mattina. C’era la complicità di decine di persone, tutte collegate al boss Bernardo Tamarisco.



Il Roma scrive: «Ora a processo a Torre Annunziata, con rito ordinario, ci sono una quindicina di fiancheggiatori del gruppo Tamarisco, con i capi già giudicati in abbreviato e condannati anche in appello. Nel corso della prima vera udienza dibattimentale di ieri, l’accusa ha ricostruito lo scenario investigativo, con l’ultimo carico forse non approdato mai a Salerno e poi a Torre Annunziata, nonostante Sergio Romano, uno degli imputati, fosse andato due volte in Ecuador per controllare dove fossero finiti i soldi delle “puntate” partiti dal Vesuviano. Inoltre, Scuotto, Tamarisco e Romano utilizzavano una chat particolare per comunicare tra loro. A parte le conversazioni telefoniche che partivano da una cabina pubblica di Pompei, le discussioni avvenivano solo via Blackberry, un modello di cellulare che permetteva una chat “pin to pin”, simile a WhatsApp ma con accesso che avviene solo dopo l’inserimento di un pin e l’accettazione dall’altro capo del telefono».

Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE


SHARE