Andiamo tutti dai Fratelli Grassia ad urlare che “la camorra è una montagna di m…”


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Due attacchi durissimi, l’ultimo pesantissimo, nel giro di pochi mesi. È una vendetta trasversale, sembra ormai chiaro anche se gli investigatori stanno naturalmente indagando. I “Fratelli Grassia” titolari dell’omonima pizzeria in piazza Garibaldi a San Giuseppe Vesuviano sono incensurati, non hanno fatto niente ma sono finiti comunque nel mirino. E non si tratta neppure di “pizzo”: semplicemente hanno la sfortuna di avere uno zio camorrista, e questo potrebbe capitare ad ognuno di noi. I parenti non sono come gli amici, non possiamo sceglierli, e già troppe volte la criminalità organizzata ha fatto pagare degli innocenti soltanto perché avevano vincoli di sangue con qualche delinquente.



Ed è quello che in tutta probabilità sta accadendo ai due ragazzi napoletani, a cui non è bastato nemmeno “emigrare” a San Giuseppe Vesuviano per scrollarsi di dosso quel dolore della camorra, di uno zio (il fratello del padre ndr) che è uno dei luogotenenti del boss Rinaldi del Rione Villa a San Giovanni a Teduccio. Niente da fare, da Napoli Est sono già arrivati due volte nel cuore sangiuseppese, e prima hanno esploso dei colpi di pistola contro la serranda della pizzeria (la “stesa”), poi la bomba artigianale dell’altra notte, un avvertimento ancora più forte. Soltanto che, c’è da evidenziarlo, i due ragazzi non possono fare nulla. Non hanno alcune responsabilità in merito alle scelte di quel parente che tra l’altro proprio sabato mattina aveva subito degli spari, una decina, contro la propria abitazione di via Sorrento a Napoli.

La pizzeria riaprirà, ne siamo certi. E voci avvisano che forse quella serranda malridotta potrà aprirsi già addirittura domani. A noi, popolo anticamorra e che non deve avere più paura, spetta un compito importante: quello di non abbandonare due giovani che si sono fatti strada in un settore già saturo – quello delle pizze – con dedizione e tanto impegno, con metodi di lavoro efficaci e con la gentilezza di chi ama la propria arte culinaria. Personalmente sono stato con la mia famiglia dai Fratelli Grassia poco dopo la “stesa” del clan, l’ho fatto in silenzio da semplicissimo cliente ed ho gustato un’ottima pizza con un servizio eccellente. Lo rifarò alla riapertura anche questa volta, sperando che in tanti la pensino allo stesso modo, perché non dobbiamo mai dimenticare di urlare al cielo che “la camorra è una montagna di merda”.

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