Home Cronaca Terzigno, cancellato l’ergastolo per il duplice omicidio dei fratelli Manzo

Terzigno, cancellato l’ergastolo per il duplice omicidio dei fratelli Manzo

La cassazione cancella l’ergastolo al boss ercolanese Giovanni Birra, recluso da diciassette anni al regime del 41 bis, il ras della Cuparella non ha a che fare con l’omicidio dei fratelli Marco e Maurizio Manzo, uccisi a Terzigno in un agguato nel 2007. A deciderlo la Corte di Cassazione, presieduta da Francesco Maria Silvio Bonito. Come ribadito dai giudici, non si tratta semplicemente di una questione “formale” legata al calcolo della pena. Ma di dubbi pesanti sulle accuse mosse a carico del padrino di via Cuparella.

Al centro del verdetto c’è il ricorso presentato dai legali di Birra, difeso dall’avvocato Sergio Cola. Secondo la difesa, Giovanni Birra non avrebbe mai dato il via libera al massacro dei fratelli Manzo. Come specificato dalla difesa del boss nel 2007, quando venne commesso l’omicidio dai sicari del clan Gionta, su richiesta di Stefano Zeno, l’altro boss dei Birra, il capoclan era già recluso al carcere duro. I due fratelli Manzo furono o crivellati di colpi a Terzigno l’undici febbraio del 2007. Come esecutori materiali dell’efferato delitto consumatosi nel bar “Maemi”, secondo l’attività investigativa della Direzione distrettuale Antimafia partenopea: Michele Chierchia con Giovanni Birra, sanguinario boss ercolanese del sodalizio criminale Birra-Iacomino – oggi ritenuto dalla Cassazione estraneo ai fatti – il suo braccio destro Stefano Zeno, Pasquale Gionta, ras oplontino, tutti e tre detenuti e sottoposti alle restrizioni carcerarie del 41 bis.

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