Home Attualità Abusi edilizi al Cmo, chiusa la medicina nucleare del famoso centro vesuviano

Abusi edilizi al Cmo, chiusa la medicina nucleare del famoso centro vesuviano

Ipotesi di abuso edilizio nella struttura del Cmo, l’importantissimo e famosissimo centro diagnostico che a Torre Annunziata attira da tutto il Meridione d’Italia pazienti alla ricerca di professionisti della sanità. Anche il Nord ha scoperto l’eccellenza oplontina che registra il 20% della clientela tra i cittadini dell’Italia settentrionale. Un vero record per il Mezzogiorno. E ad attirare è proprio quella specialità, la Medicina nucleare, chiusa dai vigili urbani di Torre Annunziata per presunti abusi edilizi nella struttura che ospita questa branca delle prestazioni del Cmo.

Ieri la struttura ha diffuso un comunicato stampa in cui spiega la propria posizione: «Nei mesi scorsi è stato attivato, da parte degli uffici competenti, un accertamento relativo ad un’ipotesi di abuso edilizio all’interno della struttura del Cmo destinata unicamente alla medicina nucleare, ubicata in via Roma 9-11 a Torre Annunziata. Per consentire le verifiche del caso ci è stato comunicato di dover sospendere le attività (Pet e scintigrafie) svolte nell’edificio in questione», dichiara Luigi Marulo, direttore generale del Cmo Centro Polispecialistico.

«Ovviamente le verifiche che effettueranno gli organi preposti non intaccheranno minimamente il lavoro del Cmo, che prosegue regolarmente sia presso la sede centrale, sia presso tutti i laboratori periferici. Il 25 luglio è fissata un’udienza preliminare presso il Tribunale di Torre Annunziata per le valutazioni del caso e, come da noi auspicato, per la revoca della sospensione dell’attività esercitata in quella struttura. Non scendiamo in valutazioni di merito sulla vicenda. Ovviamente, da parte nostra, vi è la piena convinzione, supportata da autorevoli pareri, della piena legittimità degli interventi eseguiti. La assoluta fiducia nelle Istituzioni, ed in particolare in quella giudiziaria, ci porta a ritenere che questo momento di “stallo” sarà superato. Siamo certi che il Tribunale saprà ben considerare la proporzionalità tra quanto contestato e le conseguenze che si potrebbero determinare. Nella malaugurata ipotesi che questo stato di “stallo” non fosse superato, l’azienda, oltre a non poter prestare un servizio unanimemente riconosciuto di eccellenza nazionale, che vede pazienti da svariate regioni recarsi presso il nostro Centro, si vedrebbe costretta ad adottare provvedimenti che determinerebbero ulteriori perdite di posti di lavoro in un territorio già pesantemente segnato da questa piaga sociale. La nostra azienda comunicherà con la massima trasparenza ogni elemento utile a favorire la massima chiarezza sulla vicenda, in modo da consentire una compiuta informazione. Nel contempo auspichiamo che non vi sia alcuna strumentalizzazione sulla problematica, che potrebbe apparire stimolata da soggetti controinteressati».

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