Uno dei cinque operai dello Stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco, per il quale la Cassazione ha confermato oggi il licenziamento, si è incatenato a un palo dinanzi la casa del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, a Pomigliano d’Arco e si è cosparso la testa con della benzina contenuta in una benzina. L’uomo ha poi minacciato di darsi fuoco. La tuta blu, Mimmo Mignano, era in compagnia di un altro degli operai licenziati. Sul posto sono giunti i carabinieri che lo hanno bloccato e soccorso. La situazione è ritornata alla normalità e al momento è al vaglio delle forze dell’ordine la posizione dell’uomo. Mignano già in passato si era reso protagonista di iniziative eclatanti per rendere visibile all’opinione pubblica la vicenda lavorativa che lo aveva visto protagonista insieme agli altri quattro colleghi.

Per Mignano e per gli altri quattro suoi colleghi dello stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco oggi è scattato definitiviamente il licenziamento dopo che la Corte di Cassazione ha annullato il loro reintegro in fabbrica, accogliendo il ricorso del Lingotto contro la decisione della Corte di Appello di Napoli che, nel settembre 2016, aveva disposto che i cinque operai rientrassero al lavoro. La vicenda giudiziaria era iniziata quando, nel giugno 2014, era stato inscenato un finto suicidio dell’ad Sergio Marchionne davanti al polo logistico di Nola. Erano, infatti, stati realizzati dei manichini impiccati, con il volto del numero uno dell’ex Fiat. La messa in scena era stata attuata dopo il suicidio di una lavoratrice in cassaintegrazione. Quanto avvenuto fu ritenuto offensivo dai vertici Fca che disposero il licenziamento per i cinque operai. I giudici del Tribunale del lavoro di Nola, al quale avevano fatto ricorso i lavoratori licenziati, per due volte avevano dato ragione all’azienda, mentre la Corte d’Appello ne aveva disposto il loro reintegro. Oggi la decisione della Cassazione.