La bocca spalancata nell’annaspo spaventoso della fame d’aria, i denti in gran parte ancora lì duemila anni dopo la tragedia dell’eruzione. A Pompei, annuncia in esclusiva al Forum Ansa il direttore del parco Massimo Osanna, gli archeologi hanno appena ritrovato la testa del fuggiasco zoppo emerso qualche settimana fa dai nuovi scavi nel Vicolo dei Balconi. Ed è un ritrovamento fondamentale, che stravolge la ricostruzione degli ultimi minuti di vita del poveretto.

«Quella bocca così aperta ci dice che la sua morte deve essere stata addirittura più terribile di quello che già avevamo immaginato», spiega, «perché adesso è chiaro che quel povero fuggiasco che si era attardato in strada quando ormai era troppo tardi per salvarsi, non è stato ucciso dallo choc termico, che almeno sarebbe stato istantaneo, è morto soffocato dalle polveri e dalla cenere».

Una fine orrenda, insomma, che oggi fa assomigliare quel povero teschio all’urlo di Munch, materializzazione spaventosa dell’angoscia, anche se il masso di trecento chili che gli ha sfondato il torace, almeno quello, dovrebbe essergli caduto addosso quando era già morto. Teschio e scheletro, in ogni modo, sono stati portati nel laboratorio specialistico di Pompei dove gli esperti del team impegnato nello scavo, li stanno studiando in ogni minimo particolare.