Somma Vesuviana, presi “i re del falso”: 14 ordinanze di custodia cautelare


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Per gli inquirenti sono personaggi chiave del mercato del falso partenopeo, uno dei più fiorenti in Italia e nel mondo. E sono destinatari di una misura di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Luisa Toscano. Si tratta di 14 italiani e quattro stranieri, che avranno il beneficio dei domiciliari, e che devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e alla commercializzazione di prodotti contraffatti. Le indagini del pm Maurizio Giordano hanno permesso di identificare 5 gruppi che curavano distinte fette del settore della contraffazione partenopea, contando su canali di approvvigionamento anche stranieri, in particolare dalla Bulgaria e dalla Turchia, e con una fitta rete di distribuzione dislocata in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, da Napoli a Livorno, Torino, Milano, Genova e Massa Carrara.



Le indagini sono durate più di un anno, e sono state costellate da diversi sequestri fino ad un totale di 820mila pezzi di prodotti contraffatti, localizzando 10 fabbriche abusive e sequestrandone macchinari, nonché sei depositi di stoccaggio, tutti nel napoletano. Le due figure principali dell’inchiesta sono Gennaro Guarracino e Vincenzo Palma, quest’ultimo specializzato, “con standard tipicamente aziendali”, sottolineano gli inquirenti, nella produzione e commercializzazione di scarpe e borse con false griffe. Guarracino invece era un ricettatore soprattutto di calzature contraffatte, prevalentemente a marchio Hogan, e poteva contare su una rete di distribuzione di magrebini e senegalesi che in tutta Italia si rifornivano da lui, pagandolo con ricariche Postepay intestate a prestanome o persone inesistenti. Palma, inoltre, era il trait d’union con altri referenti della filiera produttiva e i pellami e tessuti serigrafati venivano acquistati dalla Turchia grazie a un uomo originario della Puglia che si occupava del transito su gomma delle merci attraverso la Bulgaria. A portare le materie prime nel Napoletano, autotrasportatori compiacenti alla guida di tir stranieri. Un’altra struttura era organizzata su base familiare e faceva capo ad Armando Minichino, che con il padre Marii e il fratello Antonio, era specializzato nella produzione di borse contraffatte con i marchi Prada, Chanel, Hermes e Dior. Materiali di primissima qualità, per gli investigatori, tanto che era in grado di fornire su richiesta del cliente come servizio aggiuntivo l’applicazione di cartellini, etichette e accessori metallici per trasformare un prodotto neutro e privo di brand in contraffatto. Poi c’era la struttura fatta prevalente di extracomunitari, un gruppo magrebino, con a capo 4 persone di origine marocchina, che erano sistematicamente ed esclusivamente impegnati nella produzione e ricettazione di rilevanti quantità di calzature, capi di abbigliamento sportivo e occhiali da sole con marchi di fabbrica contraffatti. Radicato nella zona di Somma Vesuviana, questo gruppo di stranieri aveva però la base operativa a Napoli, nella zona a ridosso della stazione centrale, e rapporti di collaborazione con aziende cinesi della zona di Gianturco, in via Imparato e via Argine; importavano i capri neutri su cui vengono poi applicate i segni distintivi falsi. Infine, c’era una persona, attiva stabilmente da Malta, che però aveva basi logistiche nella zona Vesuviana per lo smercio di Hogan contraffatte.

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