C’è anche un cavallo, apprezzabile nella sua interiezza con la tecnica dei calchi, fra i reperti rivenuti in uno degli ambienti oggetto dello scavo nell’area di Civita Giuliana, nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei. La soprendente scoperta e’ stata presentata oggi dal Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna. Tra gli ambienti, individuati nel corso dell’operazione di scavi in un’area dove erano stati intercettati cunicoli clandestini, è emersa un’intera stalla con resti equini.

La tecnica dei calchi ha permesso di identificare una mangiatoia la cui struttura, probabilmente costruita in materiale deperibile, e’ ancora visibile unicamente grazie al calco in gesso. Allo stesso modo l’individuazione, nella zona centrale della stalla, di un vuoto causato dal deperimento di materiale organico all’interno dello strato denominato “tuono”, ha consentito la realizzazione di un calco in gesso di un equide. L’animale poggia sul suolo con il fianco sinistro e mostra allo sguardo quello destro. Gli arti posteriori sembrano sconvolti dalle attivita’ dei tombaroli che hanno interessato l’area in tempi recenti. I resti scheletrici visibili dell’animale mostrano una buona ossificazione riconducibile ad un individuo adulto. L’esame radiologico dello scheletro potra’ restituire dati piu’ precisi al riguardo ed anche fornire informazioni sullo stato di salute osteologica dell’animale (come patologie scheletriche). L’attribuzione alla specie non e’ al momento del tutto certa. Da un’analisi preliminare basata su morfologia della sagoma, proporzioni e altezza al garrese (la misura dalla spalla -scapola – a terra) sembra probabile che l’equide ritrovato sia un cavallo (Equus caballus). L’esame autoptico dell’impronta dell’orecchio sinistro, perfettamente visibile nel tuono, ha evidenziato caratteristiche dimensionali e morfologiche riconducibili al cavallo piuttosto che a mulo o bardotto. L’animale mostra un’altezza al garrese di ca. 150 cm. Sebbene, bisogna tener presente che i cavalli antichi erano probabilmente di taglia ridotta rispetto a quelli attuali, il cavallo di Civita Giuliana ha dimensioni considerevoli, per l’epoca, che potrebbero suggerire l’esistenza di individui altamente selezionati nell’area di Pompei nel 79 d.C.

Il cavallo mostra, inoltre, nella zona del cranio finimenti in ferro con piccole borchie in bronzo. Tale presenza potrebbe essere ricondotta al valore e ruolo di questo animale. Altri resti di equidi sono stati individuati nella zona del crollo del “tuono”, il cui crollo stesso potrebbe essere stato causato dalla presenza di un numero consistente di vuoti nel sedimento, corrispondenti a carcasse di animali.

Un chiodo sulla spalla destra e’ l’unico corredo funebre dell’uomo sepolto nella tomba a Civita Giuliana. Insieme con il calco del cavallo, questa scoperta, effettuata nell’area recentemente indagata dalla Soprintedenza del Parco Acheologico di Pompei, e illustrata questa mattina dal direttore generale Massimo Osanna, solleva tanti interrogativi. Primo tra tutti quello dell’epoca in cui la tomba sarebbe stata edificata: dopo il 79 dopo Cristo, certamente, quindi dopo l’eruzione che fece strage della popolazione e seppelli’ l’intera citta’ di Pompei. “Segno che anche dopo l’eruzione, qui si continuava a coltivare e a vivere producendo anche sopra la coltre di cenere e lapilli che aveva coperto e distrutto la citta’ intera” ha spiegato Osanna. Si presume, addirittura, che le tegole che fanno da copertura alla tomba siano state recuperate dai tetti delle abitazioni affioranti dallo strato eruttivo che le aveva sommerse. E’ la cinica legge della sopravvivenza che il ritrovamento della tomba – databile tra il 79 d.C. e il III secolo, comunque in epoca imperiale – ha fatto immaginare: una Pompei nuovamente ripopolata, anche dopo che la strage provocata dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo, l’aveva ridotta a uno sterminato cimitero alle falde del vulcano. Il secondo quesito si pone in merito al significato di quel chiodo che e’ stato custodito per millenni sull’omero del defunto sconosciuto. “Probabilmente voleva dire: qui devi restare inchiodato e mai oltrepassare l’oltretomba” ha ipotizzato Osanna. Del defunto ora si sa che era un maschio maturo, dall’aspetto vigoroso, alto oltre 1,75 cm e che avrebbe dovuto avere tra i 40 e i 55 anni. Le prime analisi hanno, tra l’altro, messo in evidenza un’anomala usura dentaria con utilizzo extramasticatorio degli incisivi anteriori; probabile presenza di patologie e anomalie genetiche che andranno indagate con analisi specialistiche.