«Quando io tengo il problema… quando tengo il problema che qualcuno si vuole buttare in braccio alla polizia… io lo uccido (a bassa voce, ndr)». Frasi inquietanti, pronunciate dal ras latitante Salvatore Fido, durante un colloquio in carcere (prima della dell’ultima scarcerazione ovviamente) con alcuni stretti congiunti registrato con un’intercettazione ambientale e riportare dal quotidiano “Roma” in edicola questa mattina. Il colloquio è incentrato quasi esclusivamente sull’acquisto di un appartamento da parte del detenuto, il quale si rammarica di non essere libero. Poiché in quel caso, ricostruisce la Procura antimafia, «ci avrebbe pensato lui ad avere un prezzo di favore per l’acquisto della casa». Lo zio, presente all’incontro in carcere, continua la ricostruzione, fa presente al nipote che in quel caso «il costruttore potrebbe decidere di rivolgersi alla polizia».

ZIO: «E se si butta in braccio alla polizia non mi venire a chiamare».
SALVATORE FIDO: «In braccio alla polizia?».
ZIO: «Eh».
FIDO: «Zio, vieni qua…». Il congiunto si avvicina.
FIDO: «Io quando tengo il problema… quando tengo il problema che qualcuno si vuole buttare in braccio alla polizia… io lo uccido…». Lo zio gli fa presente che forse già sono state fatte denunce perché qualcuno ha notato la presenza dei poliziotti nel cantiere.
ZIO: «Quello là dentro lo sai che già stanno i poliziotti?». Fido spavaldamente risponde di non avere alcun problema perché nessuno si è mai permesso di denunciarlo.
FIDO: «E che tengo da vedere io… sono scemi loro che si fanno… (incomprensibile) dalla polizia… a me non mi ha mai denunciato nessuno Tore Fido».