Terzigno, intervista alla mamma di Enza Avino: «Quell’uomo dovrebbe vivere il nostro stesso dolore»


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Una donna che si è ritrovata protagonista di una storia senza un lieto fine, anzi. Forse avrebbe voluto fare di più, ma cosa? Si tratta di Giovanna Gifuni, mamma di Enza Avino, la 36enne di Terzigno uccisa dall’ex Nunzio Annunziata. Non è facile poter sopravvivere alla propria figlia, specie se la morte è giunta tramite un “giustiziere” che nonostante la condanna che ha ricevuto non potrà mai restituire la pace ad una famiglia distrutta dal dolore. Ma Giovanna ci sta provando, in nome della lotta contro il femminicidio.



Trent’anni all’omicida di Enza, secondo lei è stata fatta giustizia?

«Giustizia è stata fatta, ora dobbiamo vedere se sconterà l’intera pena che gli è stata inflitta, nonostante che sia stato condannato a 30 anni nessuno mi restituirà mia figlia indietro».

Vi ritenete soddisfatti della condanna?

«Non pienamente soddisfatti perché dovrebbe provare e vivere lo stesso dolore che proviamo noi ogni giorno».

Quindi non è una questione di anni?

«Il punto è che mia figlia Enza è morta lui invece è ancora vivo».

Da quando è morta Enza non avete mai parlato con i familiari di Nunzio?

«Non si sono mai interessati di nulla, come se nulla fosse accaduto, per loro la vita scorre normale».

Quindi per loro non è successo nessun “incidente di percorso”?

«Secondo loro non è successo nulla, come se quel giorno fosse un giorno come gli altri».

Quindi è lecito suppore che non abbiano neanche chiesto perdono?

«Nonostante sia passato tanto tempo da quel triste giorno non ho mai ricevuto una chiamata o una lettera di perdono dall’assassino di mia figlia o dai suoi familiari».

L’uomo che ha privato della vita vostra figlia, all’inizio quando lo avete conosciuto come si comportava?

«Non abbiamo mai avuto modo di incontrarlo e conoscerlo, era meglio che non si fossero mai conosciuti e quindi tante cose non sarebbero accadute e non sarei qui a piangere la morte di mia figlia».

Quindi non avete conosciuto neanche qualche familiare?

«Per noi erano e rimangono sempre dei perfetti sconosciuti senza cuore».

Quando accadevano certi episodi era Enza a raccontarli?

«Lui tentava di isolare mia figlia da me e dalla mia famiglia e quindi di nascosto Enza mi contattava su Facebook e mi confidava le sue paure tentando anche di sminuirle, ma io come madre mi accorgevo che c’era qualcosa che non andava e mi nascondeva tutto nonostante le mie insistenze».

Da quando sono iniziate le violenze su vostra figlia?

«Da quando ha intrecciato la relazione, nonostante che mia figlia nascondesse tutto ciò lei era innamorata di lui, lei lo perdonava per tutte le violenze che subiva. Faceva delle denunce e poi successivamente le ritirava».

Avete parlato di denunce, come mai le ritirava allora?

Lei ritirava le denunce perché lei era innamorata, e lui si dimostrava a volte pentito per quello che le faceva e prometteva “io cambierò, io ti amo, sei la mia vita”, altre volte invece le ritirava perché lui diventava ancor più violento di prima e quindi Enza per tranquillizzarlo lo assecondava ritirando le denunce. Anche perché lei per tutelare tutti noi e soprattutto suo figlio finiva per ritirare le denunce».

Dopo quale episodio Enza prese il coraggio di denunciare?

«Precisamente non saprei perché mia figlia faceva tutto da sola e quindi dopo del tempo venivo a conoscenza di tutto ciò».

Un episodio particolare che vi ha colpito?

«Durante una delle tante volte in cui mia figlia lo aveva denunciato e si era trasferita nell’appartamento sopra il nostro, una notte lui si arrampico dall’esterno della casa fino al terzo piano dove viveva Enza mentre mia figlia dormiva con mio nipote lui s’introdusse all’interno dell’appartamento senza farsi sentire, però mia figlia si svegliò e sentendo dei strani rumori mi chiamò e io salendo sopra ed entrando nell’appartamento lo sorpresi nella cameretta dietro all’armadio e incominciai a pregarlo di andarsene, anche se lui manifestava altre intenzioni, quindi chiamai i carabinieri e nonostante il loro intervento lui riuscì a scappare in tempo».

Nonostante le tante denunce e episodi di violenza, non avete mai pensato ad un simile “finale”?

«Non abbiamo mai pensato ad un simile finale anche perché noi riponevamo fiducia nella giustizia. Però tutte le denunce fatte non hanno sortito nessun effetto, hanno servito solo per riempire dei fogli a futura memoria».

Ma quindi non sono mai stati presi provvedimenti contro di lui?

«Ha avuto solo nove giorni di arresti ai domiciliari e un divieto di avvicinamento puntualmente violato».

Che ricordo avete dell’ultimo giorno?

«La mattina mi accompagnò all’ospedale e lei era pensierosa, il pomeriggio andò da sola in caserma per l’ennesima denuncia e dopo poco fu barbaramente uccisa».

Oggi dopo tanto tempo ritenete che sia stata fatta giustizia?

«Più che confidare nella giustizia terrena che non è molto certa, confido nella giustizia divina che sicuramente sarà equa e giusta».

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