Poggiomarino, riconoscimento a Rosita Pepe al “Premio Donna dell’Anno” ECCO LE FOTO


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È stato assegnato a tutte e tre le finaliste, Wairis Dirie, Margarita Meira ed Isoke Aikpitanyi il premio “Donna dell’Anno” con una dotazione di quindicimila euro a testa, applaudito tra gli altri anche dagli studenti, che sotto la guida di Fabio Cuffari hanno realizzato il murales dedicato al premio, ed i ragazzi della classe quarta del Liceo artistico, che hanno riprodotto celebri figure femminili dell’arte, “Mona Lisa”, “La dama con l’ermellino”, “La ragazza con l’orecchino di perla” e “La nascita di Venere”, ma deturpate da segni di violenza. Madrina della serata è stata la cantante del Mali Inna Modja, che ha dedicato una delle canzoni della serata, “Water”, alla fatica quotidiana di andare a prendere l’acqua: «questo toglie tempo alle donne africane toglie loro tempo per sé – ha raccontato, emozionandosi – io rimango senza fiato davanti a queste donne. Questa sera siamo in due ad aver subito mutilazioni genitali: Wairis Dirie, quando aveva cinque anni, e io, quando avevo poco più di quattro anni. Mia madre era uscita, mio padre era via e la sorella di mia nonna mi ci ha portata, all’insaputa dei miei genitori».



L’avvocato Rosita Pepe ha ricevuto i 2.500 euro del premio “Soroptimist” per il suo impegno nel gestire uno sportello antiviolenza nel comune di Poggiomarino, in provincia di Napoli. Oltre all’attività di formazione e sensibilizzazione nelle scuole del territorio, la sua associazione “Artemide” fornisce supporto legale e psicologico alle donne vittime di violenza, ora anche attraverso il progetto “Viva Bistrot”, con la cooperativa “Viola”, che offre una nuova possibilità di vita alle associate: «Le ricostruiamo, le facciamo tornare ad essere donne – ha spiegato, ricevendo il premio, consegnato da Silvana Sensi, vicepresidente del “Soroptimist Valle d’Aosta”, e dalla past president Paola Varda – porto l0urlo soffocato delle donne maltrattate. Ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna, in un Paese che si ritiene civilizzato. È la nostra shoah, il nostro olocausto, nell’indifferenza dello Stato. Le donne muoiono spesso in casa, per mano del compagno, fidanzato, ex marito. I giudici non capiscono ancora che la conflittualità è tra pari, la violenza è un sopruso. Non è un “femminicidio”: è un omicidio».

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