Mezza Pompei paga per un posto di lavoro inesistente: 10 a processo ECCO I NOMI

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Truffati decine di cittadini vesuviani, quasi tutti di Pompei, da una banda di persone che proponeva posti di lavoro in vendita ma che alla fine non garantivano nulla. Una fregatura colossale durata un anno e con le vittime tutte di Pompei. Il gruppo era composto da Claudio Salvatore Pandico di 37 anni, il capo dell’associazione a delinquere secondo il pm Silvio Pavia della procura di Torre Annunziata. Insieme a lui c’era la fidanzata Maria Sorrentino, 35 anni, i quali organizzavano degli incontri in una lussuosa villa a Boscotrecase per permettere i colloqui alla povera gente in cerca di lavoro.

Tutto questo accadeva, secondo gli inquirenti, grazie alla collaborazione di Raffaele Langella e Luigi De Blasio due 40enni di Pompei che procuravano i clienti ai due fidanzati. A completare l’organizzazione c’erano Gennaro Vitiello di 53 anni di San Giorgio a Cremano, colui che si spacciava per finto Cardinale, Eugenio Cacace, 75 anni, si presentava come avvocato e grazie al suo aspetto distinto e rassicurante la parte era svolta in modo esemplare, e infine Carmine Sicignano, 57 anni ex dipendente dell’Asl di Sant’Antonio Abate. Tutti avrebbero un ruolo determinante e avrebbero incassato circa 200mila euro da dividere grazie a questa truffa dei finti posti di lavoro a tempo indeterminato.

La credibilità del gruppo era garantita dalla lussuosa villa in cui avvenivano le preselezioni e dai colloqui con tre imprenditori del settore della vigilanza privata: Pierluigi Inserra, 43 anni, di Piano di Sorrento; Bruno Porzio, 37 anni, di Sorrento; e Francesco Iorio, 37 anni, di Napoli. Anche loro sono a processo perché accusati di aver fatto parte del gruppo ed essersi prestati a fare i finti colloqui. Il sigillo di garanzia definitivo, infine, lo metteva il finto cardinale con amicizie a Roma Gennaro Vitiello, che incontrava i più scettici e li tranquillizzava.

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