Il giudice: «Nessuna minaccia, basta fare il nome “Fabbrocino” per seminare il terrore»

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Gli affiliati al clan Fabbrocino non avevano bisogno di imporsi, né di minacciare; bastava la loro presenza fisica davanti a un qualunque esercizio commerciale per poter convincere i titolari a pagare il “pizzo”. È questo lo scenario raccontato dal giudice per le indagini preliminari di Napoli, Emilia Di Palma, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare a carico di 11 affiliati al potente clan che domina dagli anni ‘80 la zona di San Gennaro, San Giuseppe Vesuviano e Ottaviano.

«Le condizioni di assoggettamento e gli atteggiamenti omertosi, indotti nella popolazione, costituiscono più che l’effetto di singoli atti di sopraffazione, la conseguenza del prestigio criminale dell’associazione che, per la sua fama negativa e per la capacità di lanciare avvertimenti, anche simbolici ed indiretti, sia accreditata come temibile, effettivo e autorevole centro di potere», scrive il magistrato per introdurre i tanti episodi di estorsione che hanno caratterizzato nei mesi scorsi la vita di numerosi commercianti. Non solo soldi, nelle “canoniche” rate di Pasqua, Natale e Ferragosto, ma anche regali. Di ogni genere e valore: autovetture, capi di abbigliamento firmati, prodotti alimentari.

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