Follia Sgarbi contro Pomigliano e l’area vesuviana: «Territorio di disperati»

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Il Movimento 5 Stelle sbanca con Luigi Di Maio nel collegio uninominale Acerra-Pomigliano, ma sul leader grillino si abbattono gli strali del suo principale competitor, il candidato del Centrodestra Vittorio Sgarbi, che senza tanti giri di parole lo definisce «un fantasma che ha strappato la vittoria soltanto grazie a delle menzogne», su tutte quella del «reddito di cittadinanza». Plebiscito, dunque, per Di Maio nel collegio dell’uninominale per la Camera, dove il leader del M5S ha ottenuto il 63,4% dei voti, sbaragliando tutti gli avversari. Qui Vittorio Sgarbi per il centrodestra ha conquistato il 20,4% dei consensi, mentre Antonio Falcone per il centrosinistra si è fermato al 12%. Proprio Sgarbi, al termine dello spoglio, non usa mezzi termini nel fotografare il momento: «Quello non è un collegio, è un territorio di disperati che danno i voti a un “personaggetto”, a uno che non sa neanche guidare». Di Maio stravince però anche nella sua città, Pomigliano d’Arco, e il Movimento 5 Stelle è sopra al 50% in tutti e quattro gli uninominali della provincia a Nord di Napoli.

Ma le polemiche non sono finite qui. In una successiva diretta sul proprio profilo Facebook, Vittorio Sgarbi ha infatti ulteriormente rincarato la dose: «Di Maio era candidato a Pomigliano d’Arco? Io qui non l’ho mai visto. La sua è stata soltanto una finzione. In un collegio uninominale ci si aspetta un testa a testa tra i candidati, ma da parte sua c’è stato solo fascismo. Non ha fatto altro che sottrarsi a qualsiasi confronto con me». Quanto ai prossimi scenari, Sgarbi non sembra avere dubbi: «Il presidente Mattarella dia l’incarico a Di Maio, ma alle consultazioni nessuna forza politica parli con loro. Poi vedremo come faranno il Governo con quel 30 per cento di voti. Renzi l’ha fatto in passato con il 40 per cento alle Europee e abbiamo visto che fine ha fatto. Quelli non sono voti veri, sono solo voti di protesta di un’Italia non produttiva e che adesso aspetta un reddito di cittadinanza che non vedrà mai».

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