Fabbrocino, ecco come il superboss Maturo voleva vendicare “la strage delle 3 donne”

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Francesco Maturo ha sempre avuto un ruolo di spicco nel clan di Mario Fabbrocino, il boss soprannominato “’o gravunaro”. Nel maggio del 2000, secondo l’accusa, avrebbe fatto parte del commando che tentò di uccidere Salvatore Luigi Graziano, il boss di Quindici che nel 2002 fu tra i protagonisti della cosiddetta “strage delle donne”. Nella ricostruzione degli investigatori, Francesco Maturo, assieme ad altri esponenti del clan, si vestì da carabiniere e finse un controllo di notte nella villetta di Graziano, che era agli arresti domiciliari. Gli uomini del clan Fabbrocino riuscirono pure ad ammanettare il boss quindicese, ma il passaggio di una vera pattuglia di carabinieri rovinò i piani e il finto blitz delle forze dell’ordine sfumò.

Due anni dopo, nel maggio del 2002, Salvatore Luigi Graziano fu veramente arrestato con l’accusa di aver ammazzato tre donne; Clarissa Cava, di 16 anni, Michelina Cava, di 53 anni, Maria Scibelli, di 50 anni, rispettivamente figlia, sorella e cognata di Biagio Cava. Il triplice delitto avvenne nell’ambito della faida trentennale tra i Cava e i Quindici: una guerra maturata nell’Avellinese, ma che ha avuto pure tragiche ripercussioni nel Nolano e nell’area vesuviana interna. Va anche sottolineato che nessuna condanna definitiva è stata emessa a carico di Salvatore Luigi Graziano. Da quando era latitante, cioè dal dicembre 2012, per almeno tre volte le forze dell’ordine sono state sul punto di catturare Francesco Maturo, che è sempre sfuggito ai blitz. Sarebbe però rimasto sempre nascosto tra ì le province di Napoli e Salerno, circostanza che alla lunga ha favorito l’intensa e incessante azione investigativa dei carabinieri di Castello di Cisterna e del Ros.

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