Camorra, il castello di Pasquale Galasso era stato dato in gestione alla moglie

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Per anni fu il simbolo della camorra imprenditrice, il vanto del boss Pasquale Galasso che lo acquistò negli anni ’80, prima cioè che fosse catturato, nel maggio del 1992, in un blitz tra Sarno e Palma Campania; e prima di decidere di diventare un collaboratore di giustizia. È il castello di Miasino, nel Novarese, costruito tra il 1867 e il 1889 come residenza di famiglia dei baroni Solaroli sul Lago d’Orta. Un maniero che Galasso e la sua famiglia hanno cercato in tutti i modi di difendere dai sequestri e dalle confische. E pochi giorni fa l’ultimo strenuo tentativo giudiziario è andato in fumo. Il castello doveva essere confiscato, hanno sentenziato i giudici della Corte di Cassazione, respingendo così il ricorso della moglie dell’ex boss, la signora Grazia Galise che aveva chiesto di annullare un’ordinanza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Salerno nel marzo dello scorso anno.

Pochi mesi dopo il suo arresto, nel ’92, Pasquale Galasso decide di collaborare con la giustizia. Questo però non lo mette al riparo dai procedimenti di confisca dei suoi beni (un patrimonio che la Finanza stimò in 150 miliardi di lire dell’epoca). E tra questi c’era anche quel lussuoso castello: 29 stanze affrescate e un parco da 60mila metri quadrati con vista sul lago. Ma l’ex boss e la sua famiglia non si arresero, avviando una serie di ricorsi per tornarne in possesso. Il maniero, però, alla fine, venne confiscato nel 2007. Passano pochi mesi e il Tribunale di Napoli lo dà in gestione alla “Castello di Miasino srl”, una società di organizzazione di eventi e cerimonie. Una società, però, dietro la quale c’era la moglie di Galasso, la signora Galise, appunto. Otto anni dopo è l’Agenzia delle Entrate ad accorgersi che dietro quel passaggio di mano c’è qualcosa di strano. I coniugi Galasso, infatti, erano usciti dalla porta principale e rientrati dalla finestra, rimanendo di fatto i gestori del bene.

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