Camionisti svuotavano i tir a Pavia: sono in 20 di Poggiomarino, Pompei, e Boscoreale LEGGI I NOMI

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Svuotavano i container stipati di merce di ogni tipo, dai televisori ultimo modello fino ai pannolini e al mangime per animali: colpi in serie messi a segno alla logistica di Bornasco nella primavera del 2015, per i quali la procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di venti camionisti. Ecco i loro nomi: Bartolomeo Pontrelli, 46 anni, di Buccinasco; Luigi Catrambona Raso, 47, di Castellarano (Reggio Emilia); Sandro Laratta, stessa età, di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), ma titolare di un magazzino a Bornasco; Gaetano Virgillito, 68, di Paternò (Catania); Antonino Virgillito, 47, di Caltagirone (Catania); Gaetano Vezzi, 46, di Torre Annunziata; Carlo Nappo, 46, di San Marzano sul Sarno; Antonio D’Avino, 52, di Poggiomarino (Napoli); Giuseppe Aliberti, 32, di Scafati; Franco Polichetti, 66, di Boscotrecase; Giantonio Caldiero, 49, di San Valentino Torio (Salerno); Michelangelo Saladino, 47, di Nicotera, ma residente a Milano; Giuseppe Mandile, 51, di Mercato San Severino (Salerno), residente a Scafati; Sabato Izzo, 31, di Poggiomarino; Onofrio Librera, 48, di Torre Annunziata; Francesco Mascolo, 56, di Boscoreale; Giovanni D’Antuono, 47, di San Valentino Torio; Angelo Aliberti, 53, di Poggiomarino; Leopoldo Schettino, 49, di Pompei.

Pesante l’accusa, associazione a delinquere finalizzata al furto; domani l’udienza preliminare davanti al Gup del tribunale di Pavia, Fabio Lambertucci. Tra le parti lese, un consorzio di trasporti con sede a Voghera e una ditta di materiale termoidraulico di Landriano, svaligiata nel maggio 2015. Il bottino complessivo quantificato dagli inquirenti ammonta a oltre un milione di euro. Si va dai 175mila € delle dieci barche a vela “International Class boat”, ai 48mila di materiale elettrico Gewiss, dai 150mila di compressori marca Abac, fino ai 159mila di quasi novecento televisori 32 pollici; spariti anche materiale elettrico e plastico, assorbenti igienici, saponi, sacchi di cemento, oltre 4 tonnellate di titanio e altrettanti di tessuti in cotone. La gang, dunque, non scartava davvero nulla. Sempre secondo l’accusa, sui container razziati venivano caricati fusti pieni d’acqua per far figurare un peso analogo a quello dichiarato sui documenti di carico. Poi il trasporto da Bornasco fino al porto di Genova. Fino a quando ci si è accorti dell’inganno. E ora la parola passa al tribunale.

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