La Compagnia della Guardia di Finanza di Monfalcone (Gorizia), al termine di un’indagine durata più di un anno, ha sequestrato oltre 1.500 articoli ed accessori di abbigliamento con marchi contraffatti, che venduti al valore di mercato, avrebbero fruttato un guadagno di circa 100.000 euro. Sono stati sequestrati anche 40 dispositivi di telefonia mobile, tablet e pc usati per la vendita dei prodotti, nonché 14 carte prepagate impiegate per l’accredito degli importi relativi agli acquisti dei capi e accessori falsi. Ad oggi, risultano indagati 40 soggetti per i reati di contraffazione, di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e di ricettazione. Per 16 di questi – residenti in Campania e ben 11 di San Giuseppe Vesuviano e Ottavano dediti alla produzione ed alla commercializzazione della merce – l’autorità giudiziaria ha riconosciuto l’ipotesi dell’associazione a delinquere. Inoltre, per un residente a Grado, individuato quale referente della compagine criminale, il Gip di Gorizia ha disposto la misura cautelare in carcere, eseguita nei mesi scorsi dai finanzieri di Monfalcone.

L’operazione, denominata “Via della Seta”, ha avuto origine dopo un controllo a Monfalcone, di un’autovettura condotta da una persona residente nella provincia di Trieste. All’interno della macchina sono stati rinvenuti numerosi accessori e capi di abbigliamento contraffatti, appartenenti a note griffe italiane ed internazionali. Successivi accertamenti hanno poi consentito di individuare la persona che aveva venduto la merce: un soggetto residente a Grado (Gorizia). Le indagini svolte, anche per mezzo di intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, hanno permesso di ricostruire la filiera criminale a monte, composta da soggetti che operano nell’hinterland napoletano, dedita alla produzione e alla commercializzazione, in tutto il territorio nazionale, di capi contraffatti. Sono state quindi effettuate perquisizioni nella provincia di Napoli, nonché in diverse regioni di Italia (Friuli Venezia Giulia, Campania, Puglia, Sicilia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Basilicata) e sequestrata altra merce contraffatta. È stato anche appurato che per la produzione i responsabili del traffico si avvalevano, all’interno di un garage-magazzino nel Napoletano, di un macchinario “cappa flash”, poi sequestrato con i relativi clichè. Per la commercializzazione, invece, veniva utilizzato il social network Facebook, dove i prodotti venivano pubblicizzati e quindi venduti per giungere a destinazione tramite corrieri espressi.