Usura agli imprenditori: arrestati padre e due figli di Sant’Anastasia ECCO I NOMI

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I carabinieri della stazione di Cancello ed Arnone hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su conforme richiesta della locale Procura, nei confronti di Domenico Petrellese, 74 anni, Francesco Petrellese, di 35, e Carmelo Petrellese, 31, tutti di Sant’Anastasia ed a vario titolo coinvolti in una associazione criminale ben strutturata, che, da tempo, aveva organizzato in maniera stabile e con articolata ripartizione di compiti l’attività usuraria I delitti contestati sono quelli di associazione per delinquere e numerosi episodi di usura (ben 16) commessi nel territorio di Cancello ed Arnone a decorrere dal 2006 sino al 2016 senza soluzione di continuità. Le attività di indagine, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, sono consistite in attività di intercettazione telefonica, servizi di pedinamento e di osservazione, nonché nelle informazioni delle persone offese, oltre che nell’acquisizione di documentazione contabile trovata nella disponibilità degli indagati.

Infatti, nel corso di una perquisizione eseguita presso l’abitazione degli arrestati, si sequestrava anche un foglio manoscritto con nomi, cognomi e numeri di telefono delle vittime ed uno schema in bianco attinente le varie entrate ed uscite. È stato così raccolto un grave compendio indiziario a carico dei tre componenti del nucleo familiare Petrellese, di Sant’Anastasia (Napoli), padre e due figli, tutti incensurati, che, dall’anno 2006 fino a maggio del 2016, in cambio di interessi usurari, avevano prestato decine di migliaia di euro a imprenditori del settore bufalino ed a titolari di piccole attività imprenditoriali, operanti nelle province di Caserta e Napoli. Le indagini, delegate ai carabinieri della stazione di Cancello ed Arnone, hanno consentito di accertare che i tassi imposti per il rientro del credito erano tendenzialmente del 5% mensile, ma, per alcuni prestiti cospicui, venivano praticati interessi anche superiori al 60% annuo sul capitale prestato. In un caso il tasso di interesse ottenuto è stato del 97,46% annuo. La gravita dei fatti e l’univocità dei riscontri induce a all’adozione della misura cautelare.

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