Madre e figlio uccisi dalla camorra: è guerra tra i clan vesuviani ed i loro “scissionisti”


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Per analizzare correttamente il duplice omicidio consumatosi mercoledì sera a Casalnuovo, bisogna avere ben presente il quadro completo della situazione e cercare di capire quale significato hanno, queste morti, nelle strategie criminali della cittadina a nord di Napoli.
Non bisogna dimenticare, infatti, che l’area dove si è consumato il delitto, soprannominata “triangolo della morte” a causa dell’alto tasso di tumori che ne ha decimato la popolazione, rappresenta una vera e propria gallina dalle uova d’oro cui la camorra non è intenzionata a rinunciare.



Casalnuovo, via Cesarea, il luogo del delitto. Foto di William Argento

Questa porzione di territorio è governata dalle famiglie criminali Rea e Veneruso che, fino a qualche mese fa, di comune accordo, si spartivano i ricavi i mercati di cui avevano sempre avuto il controllo: droga, prostituzione, estorsioni e rifiuti. Come sempre più spesso accade, tuttavia, le alleanze criminali crollano sotto il peso dell’avidità dei clan. Tanto che già marzo, in pieno centro città, alcuni sicari ferirono un uomo alla gamba, nel vano tentativo di ucciderlo.
Non ha sbagliato, invece, chi mercoledì sera ha sparato i sei colpi di pistola alla faccia e al collo di Clemente Palumbo e di sua madre, Immacolata De Rosa. Palumbo, 34enne con precedenti per ricettazione, era vero obiettivo dei killer. La donna, già vedova e madre di altri tre ragazzi, era invece incensurata.
Chi conosce il mondo della camorra, sa bene che questi omicidi determineranno inevitabilmente l’inizio di una guerra per il controllo delle attività illegali della zona tra i Rea, che rivendicano la loro autonomia insieme agli Scissionisti di Secondigliano, ed i Veneruso, che invece gravitano attorno al clan Di Lauro.
Clemente Palumbo, vicino ai Veneruso, era infatti il titolare di una ditta di smaltimento di rifiuti, settore sempre particolarmente ambito dalla camorra, ed i suoi camion trasportavano rifiuti da tutta Italia.
Il traffico di rifiuti si conferma tra gli affari più redditizi dei clan che continuano, quasi indisturbati, a perpetrare un vero e proprio disastro ambientale, traendo mostruosi profitti dallo smaltimento di sostanze cancerogene bio-assimilabili e, quindi, capaci di entrare nel ciclo alimentare dell’uomo attraverso suolo, acqua, piante e animali.
A Casalnuovo, in particolare, la gestione dei rifiuti sembra essere diventata l’unica attività imprenditoriale che non soffre la crisi: sono infatti ben 7 le ditte ufficiali che si occupano di smaltimento rifiuti, troppe per un comune con appena 50mila abitanti, che in tempi ormai remoti è stato patria di sarti e pasticcieri e sede di fiorenti attività industriali come Colussi, Eridania e Liquigas, ormai chiuse a causa della crisi economica.
I carabinieri di Castello di Cisterna e di Casalnuovo continuano a lavorare sul caso, che però si preannuncia di difficile risoluzione dato il muro di omertà calato sulla vicenda che da queste parti, purtroppo, non è una novità. Quando i killers sono entrati in azione su via Casarea, una strada centrale e molto trafficata, manco a dirlo, nessuno ha visto o sentito nulla.
Dall’inizio dell’anno, sale a 52 il numero delle vittime delle faide di camorra, un numero destinato ad aumentare ancora.

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