Rifiuti tossici: ecco come si realizza un disastro ambientale


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Una discarica abusiva ai piedi del Vesuvio, foto di Matteo Monicelli

Tutto è falsificabile: analisi chimiche, documenti, bolle di accompagnamento, formulari, dati informatici. E’ in questo modo che i rifiuti tossici diventano improvvisamente “non pericolosi” e finiscono dappertutto, letteralmente. Il traffico dei rifiuti funziona in modo apparentemente semplice, ma è un’attività complessa gestita da professionisti del malaffare. Funziona così: le mafie propongono alle aziende di smaltire a prezzi stracciati i rifiuti pericolosi, facendogli risparmiare tempo e denaro, e per garantire il servizio forniscono tutti i servizi accessori.

FORZA LAVORO- Servono uomini e mezzi, prima di tutto. Gli uomini non devono essere troppo intelligenti ne sapere cosa o quanto trasportano, ma devono garantire affidabilità, omertà e fedeltà. Si devono poi falsificare documenti di trasporto e certificazioni relative al carico. Infine, devono fingersi operazioni di recupero e smaltimento e frodare il fisco attraverso fatturazioni per operazioni inesistenti così da ottenere guadagni illeciti.
Uno dei metodi più usati è la de-classificazione in malafede dei rifiuti tossici in rifiuti normali, che consente di demolire i costi di smaltimento dei rifiuti immettendoli nel circuito delle materie prime, come materiale per ripristini ambientali o fertilizzanti per l’agricoltura.

CODICI FALSI- I Codici Cer (Catalogo europeo dei rifiuti) consistono in 6 cifre riportate in tre coppie da due. Classificano i rifiuti come richiesto dall’Europa, che identifica in maniera univoca il rifiuto ed il processo produttivo dal quale deriva (per esempio il CER 01 04 02 ” è assegnato alla sabbia). Si è scoperto che i trafficanti falsificano un gran numero di Codici Cer in ingresso negli impianti di trattamento e stoccaggio, mandando in fumo la tracciabilità del rifiuto e soprattutto generando un doppio guadagno.

INTERMEDIARI Sono le persone che stabiliscono contatti e accordi tra produttori, trasportatori, centri di trattamento e stoccaggio e chi smaltisce. Sono sempre questi a falsificare i documenti di trasporto, corrompendo perché le analisi vengano falsificate e vengano redatti finti certificati di recupero e trattamento dei rifiuti. «Martedì vado a cena col chimico, è lui che fa le analisi ­- spiega il titolare dell’azienda, rassicurando al telefono uno dei soci – gli allungo qualcosa e gli dico “guarda bimbo la roba lo sai che quando è fuori io non ti rompo i co…, ma quando stiamo lì lì”». Una settimana più tardi escono fuori risultati nuovi di zecca, rientrano nei parametri dei rifiuti non speciali, né pericolosi e sono tanto buoni che gli scarti potranno essere usati anche per il ripristino ambientale. «Il responsabile del laboratorio ha cambiati i risultati – va avanti il titolare in un’altra telefonata –, le nuove analisi viaggiano con i rifiuti che adesso possono andare in discarica, siamo a posto». Due conti? «Abbiamo speso meno di settecentomila euro quando avremmo dovuto tirarne fuori otto milioni».

DESTINAZIONI FINALI – Le destinazioni finali variano a seconda delle tipologie dei rifiuti tossici da smaltire. Fanghi industriali, ceneri e scorie derivanti dalla lavorazione dei metalli  vengono sparsi su terreni, anche coltivabili.  Fanghi di drenaggio, terre, rocce e materiali di demolizioni sono invece solitamente destinati a ripristini ambientali.I rifiuti speciali, materie plastiche e materiali ferrosi contaminati, finiscono invece negli inceneritori, nei cementifici, negli impianti per rifiuti urbani o bruciati in strada e su terreni.

DISASTRO AMBIENTALE- Il risultato è un vero e proprio disastro ambientale, come ormai conclamato dopo anni e anni di attività investigative in tutta Italia, Le analisi hanno rivelato  alte concentrazioni di metalli pesanti, sostanze cancerogene bio-assimilabili. Quindi capaci di entrare nel ciclo alimentare dell’uomo attraverso suolo, acqua, piante e animali.

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