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Ergastolo a Ruotolo, ora anche Rosaria Patrone abbandona Giosuè. Ma l’avvocato avverte: «Sta soffrendo»

Anche se non si sentono più ormai da un anno e mezzo, Mariarosaria Patrone ha sofferto, a Somma Vesuviana, quando ha appreso dalla televisione che il suo ex fidanzato Giosuè Ruotolo è stato condannato all’ergastolo. «Questa sentenza l’ha scossa – rivela il suo legale di fiducia, l’avvocato Costantino Catapano – c’è rimasta male, perché continua a sperare, per il bene che gli ha voluto, che Giosuè sia innocente. Lei parla con il cuore: è sicura, per come lo ha conosciuto, che non sia un assassino». Sono stati insieme otto anni e sono cresciuti insieme. Mariarosaria si è innamorata di Giosuè quando era ancora una ragazzina.

«È stato l’unico uomo della sua vita – osserva ancora Catapano – Ma ora purtroppo questa storia è finita. Sono stati entrambi travolti da questa vicenda giudiziaria. Lei è stata addirittura agli arresti domiciliari, prima che il tribunale del riesame la liberasse. Dopo l’arresto, sia io che la sua famiglie le abbiamo consigliato di sospendere la frequentazione con Giosuè. Anche lui ha smesso di cercarla». L’avvocato prova a raccontare il dolore di Mariarosaria, «massacrata da tutti»: «Lei è l’ennesima vittima di questa vicenda. Ora anche i media cominciano a dubitare della diabolicità della povera Mariarosaria, che da questa storia è uscita distrutta, mentre non c’entra affatto. Non deve pagare anche lei».

I messaggi che si scambiavano lei e Giosuè, sottolinea il legale, riguardavano soltanto la loro sfera affettiva: «Lei cercava di attirare la sua attenzione. Attorno a queste stupidaggini si è voluto creare il mostro, ma non hanno nulla a che vedere con l’omicidio». Quanto al sms “Amore hai fatto qualcosa che non mi hai detto” del 17 marzo 2015, la sera del delitto, secondo il legale di Patrone si sono volute costruire ipotesi fantasiose, ma non nascondeva alcun significato occulto. Era soltanto una richiesta di attenzione della ragazza, uno di quei messaggi che si scambiano fra loro gli innamorati. L’avvocato Catapano è convinto che anche «il movente sia miseramente franato in dibattimento». Ad avviso del legale i messaggi Facebook anonimi non possono essere legati all’omicidio.

«Mariarosaria – spiega il suo legale – non ha mai inteso favorire un assassino, lei lo ha spiegato molto chiaramente agli inquirenti di non aver mai pensato che il suo fidanzato potesse essere implicato in un omicidio. Se lo ha favorito, lo ha fatto solamente per non fargli passare un guaio per l’utilizzo del wi-fi della caserma per l’invio dei messaggi Facebook, che avrebbe comportato una denuncia per peculato militare».  La giovane praticante avvocato «ha detto la verità sin dal primo momento, ma nessuno le ha mai creduto, perché volevano, magari anche in buonafede, una verità che non esisteva, che non stava né in cielo né in terra. Ora a poco a poco sta tentando di riprendersi. Non auguro a nessuno quello che le è successo: assediata dai giornalisti, indagata».

Catapano attende con interesse le motivazioni della sentenza di condanna a carico di Giosuè Ruotolo per capire come sarà inquadrata la sua assistita e gli sviluppi dalla Procura di Pordenone. «Speriamo ora che la verità venga a galla – conclude l’avvocato – e che Mariarosaria sia vista sotto la giusta luce».

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