Non ha superato la seconda operazione al cuore ed è morto nella tarda serata di ieri nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Biagio Cava, 62enne capo dell’omonimo clan protagonista di una faida trentennale nel Vallo di Lauro e nel Nolano, due mesi fa aveva ottenuto gli arresti domiciliari per le sue precarie condizioni di salute. Era recluso nel carcere di Sassari in regime di 41bis per una condanna a 30 anni di reclusione. Un tumore al cervello da circa due anni gli provocava sofferenze gravi e lo scompenso cardiaco aveva peggiorato la situazione.

Di qui il trasferimento a Pago del Vallo di Lauro, la cittadina irpina dove era nato e dove fu arrestato dopo anni di latitanza. Quattro anni fa gli fu notificata in carcere un’ordinanza che di fatto riapriva il primo processo che sancì la sua ascesa criminale e per il quale fu assolto negli anni ‘90. Per la Dda Biagio Cava, fedelissimo di Mario Fabbrocino e legato ai fratelli Pasquale e Salvatore Russo, era la mente e il capo del commando che eseguì la strage di Scisciano. Il 21 novembre 1991 un gruppo di fuoco fa irruzione in un’officina di Scisciano e uccide i figli del boss Graziano, Eugenio e Vincenzo, assieme al loro guardaspalle Gaetano Santaniello.

La risposta del vecchio clan legato a filo doppio con la Nco di Raffaele Cutolo arriva dopo 4 anni. Nel ‘95 fu uccio con cinque colpi al volto il padre di Biagio Cava, Bernardo. Da allora una scia continua di agguati fino al 2000 quando un commando fa irruzione nella villa a Quindici di Luigi Salvatore Graziano. Sono in 6 e cinque indossano divise da carabinieri. Ammanettano il vecchio boss ma una pattuglia di carabinieri veri manda a monte il rapimento. Il mandante è Biagio Cava. Nel 2002 a Lauro le donne dei Cava ci riprovano, sparando alcuni colpi sotto casa di Graziano ma la risposta è immediata a feroce. È il 26 maggio ed è una domenica di elezioni. Le donne dei Graziano, mentre il boss Luigi Salvatore e il figlio Antonio ai domiciliari, si mettono all’inseguimento di un’Audi 80 con a bordo la sorella di Biagio, Michelina Cava, le figlie Clarissa e Felicina, la cognata Maria Scibelli. La fuga termina nella vicina Lauro. Le tre donne del boss vengono uccise, Felicina che ha solo 16 anni resterà paralizzata.

Biagio è recluso nel carcere di Nizza, dove era stato arrestato prima di riuscire a imbarcarsi per New York. Da allora altri omicidi nei due clan. L’ultimo lo scorso anno quando viene ferito mortalmente Giulio Maffettone, 60enne, braccio destro del boss già scampato a un agguato un paio di anni prima. Per i funerali del boss si attende ora l’autorizzazione della magistratura.