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Top Ten: ecco i 10 prodotti d’eccellenza “figli” del Vesuvio SFOGLIA LA CLASSIFICA

La produzione agricola dell’agrovesuviano è da sempre sinonimo di eccellenza sul territorio italiano. Che siano ortaggi, frutta, liquori o vino, la qualità di questi prodotti rende la cucina campana una delle migliori al mondo.

È stato difficile scegliere 10 prodotti che potessero essere emblema della nostra tradizione, ma qui di seguito presentiamo una classifica delle specialità vesuviane più amate e presenti sulle nostre tavole e che con loro fama raggiungono l’intero mondo.

[nextpage title=”Albicocca Vesuviana (Pellecchiella)”]

“Breve ragguaglio dell’Agricoltura e Pastorizia del Regno di Napoli”, del 1845, riconosce l’albicocco come l’albero più diffuso, dopo il fico, nell’area del Napoletano, e precisamente in quella vesuviana, “dove viene meglio che altrove e più maniere se ne contano, differenti nelle frutta…”.

Il territorio interessato alla produzione è compreso nei seguenti comuni: Boscotreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia. L’albicocca vesuviana è nota soprattutto con il nome di “Pellecchiella”.

[nextpage title=”Ciliegia del monte Somma”]

La zona vesuviana, alle pendici del Monte Somma, è molto conosciuta per la produzione della cosiddetta “ciliegia del Monte” o “Durona Del Monte””, che ha fatto la storia della cerasicoltura di quest’area. La coltivazione è presente, come più importante coltura del posto, almeno sin dall’epoca della dominazione angioina.

Il territorio interessato alla produzione è compreso nei seguenti comuni del Parco: Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana. Questo particolare tipo di ciliegia si contraddistingue dal colore rosso intenso e da una dolcezza infinita.

[nextpage title=”Nocillo”]

L’origine del nocillo è ancora oggi sconosciuta, l’ingrediente principale da cui è costituito, le noci verdi, devono essere raccolte e tagliate alla vigilia del giorno di San Giovanni, il 23 giugno. Il nocillo in origine veniva prodotto nelle zone dell’Irpinia e del Sannio, ma da tempo la produzione si è diffusa anche ad opera di alcuni piccoli laboratori artigianali vesuviani. La maggiore area di produzione è a Sant’Anastasia.

[nextpage title=”Miele del Somma-Vesuvio”]

Tra i boschi del Somma Vesuvio viene prodotto uno dei migliori mieli d’Italia. Il miele è un alimento dalle origini molto antiche, noto già agli egizi per le sue proprietà disinfettanti e perché ritenuto simbolo di purezza e autenticità, grazie al suo aspetto limpido e trasparente. Il territorio interessato alla produzione è compreso nei seguenti comuni: Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio.

[nextpage title=”Stoccafisso e baccalà”]

L’origine storica della lavorazione dello stoccafisso e baccalà è usualmente individuata tra la fine del 1500 e l’inizio del secolo successivo. Lo stoccafisso e il baccalà erano protagonisti dei festeggiamenti delle celebrazioni della Montagna che si tengono a Somma Vesuviana dal primo sabato dopo Pasqua a Maggio.

Tipico della Scandinavia, ha però trovato “la sua morte”, e dunque la vera vita, proprio a Somma, dove è diventato un prodotto d’elite e cucinato in mille modi tutti gustosi.

[nextpage title=”Pomodorino giallo”]

Il Pomodorino Giallo si coltiva e si consuma sulle falde del Vesuvio. La coltivazione, su pali di sostegno che tengono il frutto separato dalla terra, si realizza totalmente a mano. Ormai molti mercati italiani accostano la vendita del “vero” pomodoro giallo, accanto ai più usuali rossi. I cuochi lo abbinano soprattutto a piatti di pesce, risulta molto buono anche sulla pizza o su una più semplice fetta di pane.

 

[nextpage title=”Uva catalanesca”]

Questo frutto deve il suo nome alla sua origine geografica: fu importata qui dalla Catalogna, da Alfonso I d’Aragona nel XV secolo, e impiantato sulle pendici del Monte Somma, fra Somma Vesuviana e Terzigno. Può permanere sulla pianta fino alla fine dell’anno.

Un tempo vi era la consuetudine di lasciare sulla pianta i grappoli più belli, eliminando via via gli acini guasti, così da favorirne il mantenimento fino al periodo natalizio. Il territorio interessato alla produzione è compreso nei seguenti comuni: Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia.

[nextpage title=”Friarielli”]

I friarielli, altresì chiamati broccoletti dai non napoletani, vengono cucinati soffritti in olio d’oliva con aglio, sale e poco peperoncino rosso piccante. I friarielli sono coltivati prevalentemente nelle aree interne della Campania, soprattutto nell’afragolese, in particolare nei comuni di Aversa, Acerra, Afragola, Caivano, Cardito, Casoria e Sant’Antimo.

Nella cucina napoletana spesso associati alle salsicce creano il connubio perfetto, soprattutto se mangiati in un panino. Ed in questo la popolazione vesuviana è vera e propria maestra.

[nextpage title=”Pomodorini del piennolo”]

La coltivazione del Pomodorino del Piennolo sulle falde del Vesuvio ha senza dubbio radici antiche e ben documentate. Le testimonianze storiche più illustri come le notizie riportate dal Bruni, nel 1858, nel suo “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli”, dove parla di pomodori a ciliegia, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”.

L’area tipica di produzione e conservazione del pomodorino del piennolo coincide con l’intera estensione del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, includendo le sue pendici degradanti sino quasi al livello del mare.

[nextpage title=”Lacryma Christi del Vesuvio DOC”]

“Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo asportato da Lucifero, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacryma Christi”. La zona di produzione comprende solo le aree a vocazione viticola di 15 comuni, in provincia di Napoli, localizzati sulle pendici del Vesuvio, dove i vigneti ospitano varietà autoctone, da sempre coltivate in questa zona, come il Caprettone, la Falanghina.

 


 

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