«Vado via dall’Italia per salvare i miei figli». Lo ha detto Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia di Somma Vesuviana, che con le sue denunce ha fatto sgominare diverse attività criminali. Oggi Ciliberto ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Per sette lunghi anni ho lottato contro la camorra imprenditoriale, contro un mostro chiamato corruzione. Ho fatto emergere la più grande inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle grandi opere, le stesse costruite in modo anomalo tanto da crollare. Ho poi dovuto combattere contro un sistema che dovrebbe difendere i cittadini che denunciamo le mafie ma che in realtà è solo l’inizio dell’inferno. Mi è stato impedito di poter divulgare la cultura della legalità, di poter raccontare come vive un testimone di giustizia».

E ancora: «Ho subìto in varie occasioni la limitazione della libertà personale, e preciso sono un cittadino libero ed incensurato nonché testimone di giustizia. Ho vissuto per anni con la paura delle conseguenze delle lacune del sistema di protezione tanto da arrivare a comprare un giubbotto antiproiettile poiché quelli in dotazione erano scaduti. Ho rischiato di morire per un’auto blindata che andava a fuoco le cui porte erano difettose e per fuggire ho dovuto fare acrobazie. Non dimentico che mi è stata negata la felicità di partecipare ad una comunione, ad un matrimonio e ancora più grave non poter dare l’ultimo saluto ad un proprio caro. Non ho potuto più essere un uomo libero ricattato dal sistema che mi ha reso una matricola. Con tutte le mie forze ho denunciato. Ho denunciato gli ammanchi di denaro, i soprusi. Il risultato è stato ricevere una vera e propria vendetta da parte di chi indossa indegnamente una divisa. I miei figli hanno sofferto colpe non loro, chi mi è stato vicino ha pagato il caro prezzo dell’esilio di Stato. Non potrò mai dimenticare ciò che abbiamo subito».

Poi racconta la sua odissea: «Nove spostamenti, case luride, vessazioni e prepotenze, istigazioni. Oggi dopo sette lunghi anni ho capito che l’uomo manager che ha denunciato la camorra spa in questa nazione nessuno lo vuole. Ho cercato disperatamente lavoro nel mio settore, le risposte “ma lei ha denunciato nessuno si fida più e poi…”, quel poi che significa che sei un diverso. Ho trovato lavoro con le mie sole ed uniche capacità, pulendo i bagni per poi dopo anni conquistare una scrivania. Ma ora ho deciso: per tutto quello che ho visto e ho denunciato non c’è speranza. La mia non è una resa ma un atto di dovere nei confronti dei miei figli. Questo nostro Paese Italia non merita uomini e donne onesti perché troppo spesso si condanna chi denuncia e si assolve chi ha rubato», conclude.