Palma Campania, da “Viva” il terrore della tubercolosi: «Troppi 8 casi in pochi mesi»


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“Tubercolosi, quanto ne sai”. Questo il titolo del convegno tenutosi al teatro comunale di Palma Campania e promosso dall’associazione “Viva”, presieduta da Lella Rega. A moderare i lavori Maria Rosaria Del Monte. Tra i primi interventi, quello del dottor Nicola Trinchese, dirigente medico presso il distretto sanitario 52 dell’Asl Napoli 3 Sud: «Al dato ufficiale di sette persone ammalatesi in nove mesi di Tubercolosi – ha precisato il medico, specialista in Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica – si affianca quello di un caso fantasma. Si tratta, per tutti, di patologie che hanno riguardato persone di nazionalità asiatica, che vivono in scarse condizioni di igiene e sovraffollamento. La prassi prevede un precoce programma di profilassi, che purtroppo non si è potuto mettere in atto perché i diretti interessati si sono resi irreperibili, causa i frequenti cambi di residenza o per aver fornito domicili fittizi. Senza un’attività sinergica tra organi sanitari, amministrativi e di pubblica sicurezza non si ottengono risultati».



A seguire, la dottoressa Livia De Pietro, pneumologa presso l’ospedale “Monaldi” di Napoli, ha spiegato le modalità di trasmissione della malattia e i sintomi per riconoscerla: «All’incremento dei casi, negli ultimi anni – ha dichiarato De Pietro – non è corrisposto un programma di prevenzione e di controllo della malattia stessa che, da precisare, è curabile. Va evidenziata la complessità e la lunghezza nel tempo della terapia».

Al medico pediatra Francesco Del Vecchio è toccato esporre la caratterizzazione e l’incidenza della malattia nel bambino. «La possibilità di rimanere contagiato per un bambino è nettamente inferiore rispetto a quella di un adulto, sia per la modesta quantità di espettorato sia perché è una malattia che viene incubata per anni, quindi è difficile che si sia contratta nel paese di origine. I bambini asiatici presenti sul territorio di Palma sono per lo più nati qui, quindi probabilmente la malattia tubercolare non l’hanno mai contratta e non possono esserne portatori. Nell’ambiente scolastico, qualora si verificasse, lo si noterebbe da un calo di peso, associato a tosse insistente».

Il comandante di Polizia Municipale, Biagio Chiariello ha portato la testimonianza di Sant’Antimo, illustrando la virtuosa attività di indagine e di controllo espletata durante il servizio e ponendo l’attenzione sulle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere gli extracomunitari, spesso vittime della speculazione fatta dai cittadini che fittano le loro case a un numero di persone notevolmente superiore a quello consentito dalla legge. «Il nostro intervento ha avuto successo perché frutto di una sinergia di forze: Amministrazione Comunale, Polizia Municipale, Carabinieri, Guardia di Finanza, Asl ed Enel, dando vita ad un pool di enti che hanno prestato i loro uomini alla repressione del fenomeno di sfruttamento dei migranti».

A chiudere il giro degli interventi, l’avvocato Hilarry Sedu, specializzato in materia immigratoria: «Si dovrebbe lavorare nel rendere consapevoli gli stranieri che qualora ne avessero necessità possono rivolgersi a una struttura sanitaria per essere curati gratuitamente. E non bisogna strumentalizzare la paura della malattia tubercolare per convogliarla in un atteggiamento di carattere razzista nei confronti di cittadini di origine asiatica perché, anche se i casi che si sono palesati a Palma Campania, hanno colpito tutte persone di origine bengalese, la contrazione della malattia è dovuta a fattori più ambientali e di stili di vita che non di razza».

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