Ottaviano, l’ex carabiniere e assassino di Pasquale Prisco confessa altre 3 rapine


8414

Insieme al collega Claudio Vitale, anche lui ex carabiniere del IV Battaglione Veneto di Mestre, Jacopo Nichetto, 37 anni, veneziano di Chioggia, nel marzo 2015 si era disfatto della divisa dell’Arma per vestire i panni del rapinatore. Una, due, tre. Tre rapine in serie in diversi paesi della cintura urbana di Padova. Tre rapine confessate martedì di fronte al giudice dell’udienza preliminare Mariella Fino che ha poi messo nero su bianco il suo patteggiamento a 5 anni di carcere concordato con il pm Sergio Dini.



Nichetto e Vitale avevano colpito la prima volta la sera del 5 marzo 2015: 400 euro di bottino frutto di una rapina lampo all’Alì di Busa. Sei giorni dopo, l’11 marzo, avevano puntato il bar Bicocca di Noventa Padovana minacciando la figlia del titolare di consegnare l’incasso, 800 euro. Il 15 marzo, all’una di notte, il terzo assalto, stavolta al bar “Capriccio” di Capriccio di Vigonza. Una rapina non andata a buon fine per la reazione del titolare e di alcuni amici dell’uomo, che erano riusciti a cacciare i due lanciandogli contro delle sedie. Tre rapine che Nichetto ha confessato per ottenere il patteggiamento. Lui che nel luglio 2016 è stato condannato, assieme a Vitale, dal tribunale di Nola all’ergastolo con le accuse di omicidio, tentato omicidio plurimo e rapina. Perché i due ex carabinieri – subito sospesi dall’Arma – dopo aver razziato il Padovano e facendo leva su una licenza come tante, avevano puntato la loro bussola a Sud. E il 5 marzo 2015 erano saliti sugli altari delle cronache nazionali, con il passamontagna calato sulla testa.

Dopo un colpo non riuscito al supermercato della catena Eté di Ottaviano per via dell’allarme fatto suonare da un commesso, Nichetto e Vitale si erano dati alla fuga lungo la Statale 268. Tra gli inseguitori, oltre ad una pattuglia dell’Arma, anche alcuni dipendenti del supermercato. Speronati e fermati proprio da quelli che avrebbero dovuto essere le vittime della rapina, i due carabinieri del Battaglione di Mestre avevano perso la testa iniziando a sparare all’impazzata e uccidendo il 29enne Pasquale Prisco, figlio del titolare della catena di supermercati. Nell’incidente erano rimaste ferite altre nove persone.

È stato proprio visionando le immagini di quello scontro a fuoco che i carabinieri di Padova, coordinato dal pm Dini, si sono messi in contatto con i colleghi campani. Le rapine di Vigonza e Noventa infatti avevano più che una similitudine con la sparatoria di Ottaviano. Su tutte, comun denominatore, il mezzo usato dai rapinatori di Ottaviano, una Lancia Lybra identica a quella usata durante i colpi nel Padovano. Del tutto simili poi anche gli indumenti dei rapinatori e il modo di atteggiarsi. Particolare su particolare è arrivata la certezza che i responsabili dell’omicidio nel Napoletano avessero anche messo la firma sulle rapine di Vigonza e Noventa. Certezza scolpita nella pietra, con la confessione di Nichetto. Le indagini hanno dimostrato anche che non solo la coppia utilizzava l’auto personale di uno dei due come alibi (se fermati, mostrando il tesserino potevano dire di partecipare alle ricerche) ma impugnavano anche l’arma di ordinanza.

Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE