Piani di accumulo, ETF e fondi comuni: il fintech insidia il monopolio degli operatori leader in investimenti

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A chi affidereste 50.000 euro del vostro patrimonio, con la fiducia di investire serenamente da ora e per i prossimi 10 anni? Gli operatori del settore sono tanti, le categorie principali sono diverse.



In primis annoveriamo le banche. Gli istituiti di credito mantengono un rapporto con la clientela costruito sulla bravura del consulente a farsi amico del suo cliente e della prossimità territoriale. Non dimentichiamo, però, che il promotore vende un prodotto costruito a tavolino dal Fondo X, (piazzato poi alla banca Y) che può generare delle commissioni a suo favore e che influenzano molto il suo atteggiamento di raccomandazione di questa proposta anziché favorire suggerimenti più calzanti alle esigenze del risparmiatore ma meno redditizie a livello provvisionale. Non solo, questa filiera ed i suoi costi ricadono indirettamente sul vostro portafoglio, sotto forma di costi di gestione.

In secondo luogo troviamo le SIM, ovvero le Società di intermediazione mobiliare, che offrono servizi di consulenza pratica per negoziazione titoli invio e ricezioni ordini. Le SGR (Società di gestione risparmio), sono società per azioni che effettuano servizio di gestione patrimonio sia per società che per privati; gestione ordini di fondi comuni di propria emissione o dei patrimoni di Sicav-Sicaf.

Infine troviamo le Sicav, ossia le società investimento a capitale variabile, le quali sono costituite dai risparmi loro affidati che vengono gestiti collettivamente; è sempre possibile chiedere la liquidazione della somma investita. Nelle Sicaf (a capitale fisso) il patrimonio è vincolato alla destinazione di investimento fino alla fine della società stessa.

Questi professionisti hanno il compito di bilanciare i rischi delle turbolenze sui mercati operando contemporaneamente in panieri diversi, ad esempio azionario ed obbligazionario; diversificazione fortemente consigliata al posto dell’investimento su un singolo titolo, che avrebbe bisogno di un monitoraggio pressoché continuo per evitare spiacevoli perdite. Ecco perché, un consulente indipendente preferisce far sottoscrivere un “Etf” (Exchange traded fund) o un Fondo comune. Inoltre, supponendo come all’inizio di questo articolo di disporre di 50.000 euro, l’opzione più versatile è il “piano di accumulo”: ad un versamento iniziale di 20 mila, ad esempio, seguiranno rabbocchi mensili di 100 euro spalmati su orizzonte temporale di medio-lungo periodo, che può arrivare anche a 40 anni.

Su tutti questi strumenti finanziari si stende l’ombrello protettivo della garanzia a tutela dei depositi sotto i 100mila euro, così come previsto dal “decreto Lgs 49 del 24 marzo 2011”, che a sua volta attinge al “Fondo interbancario di tutela dei depositi” creato nel 1987, a cui aderiscono tutte le banche (meno quelle di credito cooperativo che si regolano con un altro fondo) con la supervisione di Consob e Banca d’Italia.

Meglio fare un’importante precisazione, così come ci insegnano i casi recente di Banca Etruria e delle banche venete: le azioni di una banca in sofferenza sono soggette al bail-in, ovvero la loro riduzione di valore (fino alla perdita) come conseguenza del fallimento dell’istituto.

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