Le “uova al veleno” di Sant’Anastasia anche a Potenza: ordinata la distruzione di dolci e preparati


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Sarebbero finite anche in alcuni ristoranti, panetterie, negozi di alimentari e pasticcerie di 15 comuni della provincia di Potenza le uova a sospetta contaminazione da Fipronil, provenienti da un deposito di Atena Lucana e arrivate dall’allevamento di Sant’Anastasia. Si tratta in totale di 20mila uova su 50mila passate nel deposito nel Vallo di Diano: le altre 30mila sono già state ritirate dal Servizio Veterinario dell’Asl di Salerno, mentre di quelle distribuite nel potentino molte sarebbero state vendute.



Le uova sarebbero state vendute in alcuni centri della Val d’Agri (Marsico Nuovo, Paterno, Villa D’Agri e Marsicovetere) e del Marmo Platano Melandro (Picerno, Brienza, Baragiano, Bella, Muro Lucano, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte, Tito), oltre che nel capoluogo di regione Potenza.

Il lavoro dei veterinari dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Potenza continua, per sequestrare le confezioni invendute, così come riportato dal “Quotidiano del Sud“. I lotti interessati dalla possibile contaminazione sono quelli con scadenza ad agosto (23, 28, 30, 31) e a settembre (4, 5, 11 e 13).

Il personale dell’Asl ha intimato ai laboratori di mettere da parte i dolci e tutti i prodotti per i quali avevano utilizzato quelle uova. I consumatori possono controllare le uova sospette, se acquistate, leggendo la data di scadenza e la seconda parte del codice impresso sulle uova: affianco alla sigla “NA” non deve comparire il numero 063072 (codice di Sant’Anastasia, comune di provenienza del lotto). Le uova se consumate, comunque, non dovrebbero alimentare rischi concreti per la salute, se non in grandissima quantità da parte dei neonati al di sotto dei 9 chilogrammi.

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