Adesso tocca a noi bruciare. Non si parla ovviamente di alberi, ma di coscienze. Nei nostri occhi, nelle nostre narici, in questo momento c’è la consapevolezza che il groviglio di fiamme, insanamente appiccate per un motivo, o per mille motivi, non saranno la fine del Parco nazionale del Vesuvio, ma un nuovo inizio. Già, perché basta smanettare sui social e capire, tastare, i sentimenti che stanno accumunando centinaia di migliaia di cittadini offesi, feriti, inermi, di fronte a questo crudele disastro. È il nostro Ground Zero bellezza!

E così, se è vero che i social danno parola a “legioni di imbecilli”, per dirla alla Eco, è anche vero che in un non nulla creano quella empatia tale da far sentire tutti o quasi appartenenti ad una comunità. E la comunità dell’Ente Parco del Vesuvio, per quanto ne dica Feltri dalle colonne del suo giornale, condanna senza autoassolversi questo abominio dell’uomo sulla natura. Ora, per trasformare l’empatia virtuale in una serie di atti concreti, c’è bisogno di un’azione simbolica, forte, incessante, che faccia sentire ognuno di noi parte di un lungo, intenso e profondo respiro. Bisogna ripiantare il Parco Nazionale del Vesuvio. Si spengano gli ultimi focolai; si mettano in piedi i banchetti dei tribuni del popolo dove condannare tutti e nessuno; si pongano in sicurezza le aree; si scelgano i tecnici che quantifichino i danni, ma non le ferite; ci dicano quali piante servono; dove acquistarle; dove piantarle. Ci dicano tutto il possibile, ma le facciano piantumare a noi.

Ci diano l’occasione di farci abbandonare questa tastiera per toccare con mano la possibilità di accudire, in modo democratico, trasversale, la nostra montagna. Per farlo i rappresentanti istituzionali, alcuni dei quali impegnati in prima linea contro le fiamme, debbono supportarci garantendoci l’assistenza tecnica ad una operazione che potrebbe coinvolgere migliaia di cittadini per l’intera area. Solo così potremmo smentire il disegno criminale di taluni. Solo così potremmo rompere il silenzio di altri. Solo così potremmo riscattare una terra che non è solo una Gomorra infestata da piagnistei, ma anche un coacervo di normalità dove oltre ad una montagna possono bruciare i sentimenti e la voglia di riscatto dei suoi abitanti.