Salvatore era mio amico, e per la prima volta l’ho visto senza sorriso


8654

“Salvatò, è inutile che fai, tanto non ti pago. Al massimo ti offro un caffè”. Ogni volta che bussava alla porta di casa mia, gli ripetevo sempre la stessa frase, e poi scoppiavamo a ridere, e il caffè però lo prendevamo lo stesso. Sì, Salvatore Balzano, il geometra di Boscoreale che ha sconvolto l’Italia con il suo video-annuncio del suicidio, era mio amico. L’ho conosciuto sei anni fa circa, quando cominciò ad amministrare il condominio dell’area vesuviana in cui vivo. E poi, alla fine, quel gesto terribile. Per tutta la giornata non sono riuscito a guardare quei due filmati condivisi da migliaia di persone.



Soltanto stanotte, intorno alle 3, ho messo le cuffiette ed ho ascoltato senza riuscire a guardare i suoi occhi. Volevo sapere cosa fosse accaduto, cosa avesse; perché in 6 anni non c’era stata una sola volta in cui non l’avessi visto sorridere; anche quando si calava con la faccia direttamente nella colonna fecale dell’edificio. Perché lui operava così, era un professionista e se ne fregava della puzza e di tutto il resto: lui doveva controllare se le ditte ingaggiate avessero fatto o meno un buon lavoro.

Certo, non sono stato il suo amico per la pelle: ci vedevamo più o meno una volta al mese tra “meeting” per il condominio ed incontri casuali, mentre il suo impegno di attivista aveva aperto altri contatti con me che di professione faccio il cronista; insomma esisteva in certo feeling. Eravamo sul divano di casa mia, quando qualche anno fa mi disse: «Un giorno vorrei candidarmi a sindaco di Boscoreale, penso di poter fare qualcosa di buono per la mia città». E sempre su quel divano, in un’altra occasione, mi raccontò anche di alcuni problemi con la compagna, senza andare però troppo a fondo. Provai a capirne di più, ma non ne volle più parlare, ed a quel punto pensai: “Che sarà mai? Tutti abbiamo i nostri momenti duri nelle relazioni di coppia”. Insomma, sembrava routine, normalità. Ma alla luce di quanto successo non posso non macerarmi nel rimorso.

Daniela, la sua compagna, l’ho vista una sola volta: ci incontrammo in un locale per un drink a quattro, io con mia moglie, Salvatore con la fidanzata. Qualsiasi cosa abbia fatto o meno, nulla può però essere così grave da avere scatenato ciò che Salvatore ha purtroppo portato a termine (o almeno è così per noi che vediamo tutto dall’esterno). Ma sulla questione ogni commento è superfluo, a partire dalle centinaia di accuse che i “webeti” di Facebook stanno lanciando da un lato contro la vittima e dall’altro verso quella che per molti sarebbe la “carnefice”. Purtroppo Salvatore è stato molto bravo a nascondere tutto con il suo sorriso, o tutti noi stiamo stati così ciechi da non vedere oltre quello stesso sorriso.

Cercare, a questo punto, di fare un’analisi psicologica di Salvatore è un esercizio inutile, oltre che imbarazzante per chi ci prova. Personalmente conservo dei ricordi piacevoli, di una persona che è l’esatta opposta di quella apparsa in quei terribili filmati. I caffè, le sigarette fumate insieme, le battute ironiche una dietro l’altra, quel dannato portone che ci faceva incazzare e ridere contemporaneamente. Mi sembra adesso di vivere in un film; vorrei spegnere la tv e sentirti bussare al citofono, maledicendo l’ennesimo guasto all’impianto elettrico dell’edificio e la quota da pagare per la riparazione. Sì, perché come dividevi tu i decimali era “poesia”, tu i decimali “li pittavi”. Te lo dicevo sempre, e questa cosa pure ti faceva ridere.

Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE


SHARE