È stato condannato in primo grado a 22 anni di carcere, l’imprenditore caseario di Sant’Anastasia, Luigi Bruno, accusato di avere ucciso a Mugnano del Cardinale, il 57enne di Ottaviano, Nicola Annunziata, che spirò dopo alcuni giorni in gravi condizioni nel reparto di rianimazione. Il pubblico ministero aveva chiesto una pena di 28 anni per il presunto killer. A darne notizia è l’avvocato della famiglia Annunziata, Consiglia Fabbrocini.

Intanto, l’altro imputato Giorgio Terracciano, sempre di Sant’Anastasia, era stato condannato a 12 anni con il rito abbreviato e si attende l’appello. Secondo quanto finora emerso, Annunziata sarebbe stato ucciso perché avrebbe cercato di difendere un familiare in una brutta storia riguardante il traffico di droga, un interessamento pagato dunque con la vita.

Intanto, dopo le prime sentenze viene allo scoperto la moglie Eufemia, che tiene a sottolineare: «Nicola era per la donazione degli organi, e quando i medici ci dissero che non c’era più nulla da fare, non ci abbiamo pensato un attimo a dare l’assenso. Oggi, sapere che ci sono due persone che possono vedere e che hanno un nuovo fegato grazie a mio marito, mi rende meno sofferente».