Dovevano essere due giorni di festa in onore di Santa Maria Salome. Ma i festeggiamenti civili sono stati sospesi. In molti, avevano chiesto di sospendere i festeggiamenti per dare spazio al silenzio nel rispetto delle vittime. Una richiesta che si era levata spontaneamente e che in poche ore aveva invaso post e bacheche, scatenando una polemica. Si chiedeva, infatti, al sindaco Giuseppe Balzano di annullare la festa ed ogni sorta di festeggiamenti.

La tensione è stata altissima al punto che si era diffusa la voce, poi smentita, di atti vandalici alle luminarie. Chiamato in causa, suo malgrado, il primo cittadino ha detto: «La festa non è organizzata dal Comune. Ma questo è il momento del silenzio e del dolore». Nel tardo pomeriggio, quasi a sorpresa, il sindaco ha invitato il parroco Alessandro Valentino a sospendere tutte le iniziative civili. «Dopo questa straziante vicenda che ha colpito una città a noi così vicina non c’è niente da festeggiare».

Ma stamattina è arrivato l’affondo in una lettera da parte del parroco che ha parlato di vandalizzazioni e di metodi camorristici per dire “stop” alle celebrazioni: «C’è molta oscurità in questa nostra città – scrive – La verità è che, nella notte tra venerdì e sabato scorso, un gruppo di giovani ha divelto i gazebo allestiti in piazza Santa Maria Salome e ha vandalizzato il palco per la festa patronale. L’allestimento non più pronto per la festa ha comunicato il messaggio con violenza: qui la festa non si deve fare, perché lo abbiamo deciso noi, punto e basta. Non è stata solo una bravata. Nel primo pomeriggio di sabato, sono stati minacciati gli stessi ambulanti che allestivano i piccoli spazi per il loro povero commercio della sera. Anche qui un messaggio molto chiaro: “Non vi è bastato quello di stanotte? Se Torre Annunziata è in lutto per il crollo della palazzina, qui non si deve fare la festa”. È giusto e sacrosanto commemorare delle persone vittime di una tragedia. È umano sentirsi vicini a chi è in lutto. È sensibilità avvertire il dolore di chi soffre. E la vicinanza può esprimersi in molti modi. Nel nostro comune vocabolario questa logica si chiama camorra».