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Uccisero 4 uomini della Nco di Cutolo: il cugino del boss arrestato dopo 28 anni

Aveva paura di essere indagato e per questo si era rivolto a un poliziotto, chiedendo di sciogliergli l’arcano. Ma il sotterfugio non è bastato a Giancarlo Iovine, cugino di secondo grado del boss pentito Antonio Iovine, ad evitargli il carcere. L’uomo, 54 anni, considerato esponente del clan dei Casalesi, è stato arrestato oggi per un quadruplice omicidio di 28 anni fa e con lui, nell’ordinanza di custodia cautelare del tribunale di Napoli, si è portato anche l’agente infedele, il 56enne Stefano Valletta. Non un poliziotto qualunque ma, spiega la Direzione distrettuale antimafia del capoluogo campano, il responsabile della Polizia giudiziaria del compartimento di Polizia ferroviaria di Napoli.

Sospeso dal servizio, la misura interdittiva lo terrà lontano dagli uffici della polizia di Stato per 12 mesi. Dall’indagine, condotta dal pm della Dda di Napoli, Catello Maresca, e coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, è emerso come tra l’uomo del clan e il funzionario Polfer ci fossero “illeciti rapporti”. Valletta, spiega la Dda, avrebbe permesso «un illegale accesso al sistema di indagine delle forze di polizia, operato in favore di un soggetto – Giancarlo Iovine – che temeva di essere sottoposto ad indagini». Due i nomi che compaiono nell’ordinanza, Iovine e Valletta, eseguita nelle scorse ore dalla squadra mobile di Napoli e Caserta a San Cipriano d’Aversa.

Fondamentale per l’ennesimo arresto di camorra, spiegano dalla Dda, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, fra cui proprio quelle del parente dell’arrestato, il boss pentito Antonio Iovine. Per Giancarlo l’accusa è di associazione mafiosa, detenzione e porto illegale di armi da guerra e comuni da sparo e l’omicidio di quattro persone, avvenuto a Casal di Principe il 22 aprile 1989 per ordine dei Casalesi. Erano gli anni Ottanta e i capi clan non potevano permettere che la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo prendesse il monopolio del territorio e negli affari. Le vittime del quadruplice omicidio sono Giuseppe Mennillo, Giuseppe Orsi, Giuseppe Gagliardi e Antonio Pagano. Quest’ultimo era l’obiettivo dei killer: membro della Nco, viene ucciso pochi giorni dopo la scarcerazione.

I Casalesi temevano infatti che una volta uscito dal carcere Pagano potesse riorganizzare i suoi sodali, minando così il loro prestigio. Secondo l’accusa Giancarlo Iovine avrebbe messo a disposizione degli esecutori materiali un immobile a San Cipriano d’Aversa, poco distante dall’abitazione di Pagano, per una serie di appostamenti. Il quadruplice omicidio di Casal di Principe è già stato oggetto di vari processi, fra cui Spartacus End, attualmente in appello dopo il primo grado, e Spartacus 1, che si è concluso con sentenza passata in giudicato e la condanna all’ergastolo di Antonio Iovine, Raffaele Diana e Giuseppe Caterino: sarebbero stati loro, per i magistrati, a sparare, portando a termine la missione assassina decisa dai vertici dei Casalesi.